Esame di maturità, intervista al professor Giuliano Albarani

Qualche giorno fa è stata resa pubblica la notizia che a partire dall’anno scolastico 2018/2019 l’esame di maturità subirà dei cambiamenti sostanziali. La riforma è stata accolta positivamente da una parte dell’opinione pubblica, anche se non è mancato chi si è mostrato scettico o chi ha criticato aspramente i mutamenti. La nostra redazione ne ha parlato con Giuliano Albarani, presidente dell’Istituto Storico di Modena, professore all’Università di Modena e Reggio Emilia e insegnante all’Istituto Meucci di Carpi.

Professore, come giudica questa riforma dell’esame di maturità?

La riforma interviene su alcuni punti critici dell’esame di stato in vigore attualmente. Ritengo che il punteggio assegnato dai crediti (25 ndr) sia miserevole, giusto quindi aumentare questo punteggio a 40. Un altro aspetto di criticità riguarda la terza prova. Sul piano procedurale questa parte è sempre stata motivo di imbarazzo e complicazioni per le commissioni d’esame. Non è stato facile dare corpo alla prova che il legislatore si era immaginato, ossia dare la possibilità allo studente di muoversi in maniera interdisciplinare tra le varie materie. Spesso per questa parte ci si è limitati a mettere delle batterie di quesiti senza l’organicità immaginata all’inizio.

Con un punteggio di crediti così alto non c’è il rischio che lo studente affronti la prova finale in maniera troppo rilassata?

E’ ragionevole pensare che una persona che si presenta con 40 crediti abbia ambizioni importanti. Forse il ragionamento si può applicare a quella fascia di studenti che arriva all’esame in maniera più precaria. Con la riforma non sarà necessario avere la sufficienza in tutte le materie, dunque gli studenti avranno meno complicazioni a essere ammessi. Parlando in termini pratici, i dati raccolti in questi anni ci dicono che la bocciatura all’esame è molto rara, dunque a determinare il conseguimento del diploma è il percorso scolastico e l’ammissione finale.

Non si rischiano situazioni paradossali con studenti che hanno 10 in condotta e insufficienze in materie come greco o matematica?

Preciso che non ci sarà una meccanicità nell’ammissione, i consigli di classe valuteranno se ammettere all’esame uno studente che ha delle insufficienze. Questa domanda comunque tocca un aspetto importante dal punta di vista teorico, ossia il voto di condotta. Si tratta di un reperto rimasto nella nuova scuola come eredità della vecchia. La condotta all’interno dell’ambiente scolastico viene interpretata solo come rispetto delle regole. In realtà toccherebbe una sfera molto più ampia di questioni come la relazioni con i pari, la partecipazione scolastica e molto altro. Inoltre un altro problema di questo voto è la sua ponderazione. Dal momento che contribuisce alla media la scala di gradazione dovrebbe essere analoga a quella delle altre materie disciplinari. Invece uno studente che ha le competenze di base in storia prende sei, mentre uno studente che ha quelle di base in condotta prende otto. Questo è sbagliato, a mio avviso, dovrebbe essere allineato agli altri voti.

La tesina perderà gran parte dell’aspetto personale, crede che sia un cambiamento corretto?

Per me, durante il colloquio orale, la parte personale è spesso stata quella più emozionante. Ho sempre spinto i miei studenti a fare tesine collegate anche ai loro interessi personali. Ricordo con piacere una tesina su Fedez, un argomento che a prima vista potrebbe non sembrare idoneo alla situazione. Ritengo quindi che questa specificità potesse essere lasciata immutata. Questo cambiamento si lega alla volontà di valorizzare il percorso scuola-lavoro. Si vuole produrre un processo di omogeneizzazione con una tesina che perde un po’ il suo aspetto interdisciplinare a favore dell’esperienza scuola-lavoro. Penso che questo modo di agire non sia molto giusto. Se faccio fare la stessa cosa a persone che hanno condizioni di partenza diverse rischio di produrre una sperequazione. In alcune scuole attività come lo stage possono essere più diffuse e valorizzate, in altre più circoscritte. Legare questo aspetto alla prova orale penso sia un po’ velleitario.

Pensa fosse così prioritaria la riforma della prova di maturità rispetto ad altre questioni interne al sistema scolastico?

Sinceramente non mi sembrava una priorità. La riforma dell’esame rappresenta un elemento facilmente digeribile e discutibile per l’opinione pubblica. Ha una funzione molto d’immagine rispetto ai cambiamenti introdotti dalla legge 107. Anche perchè queste modifiche non mi sembrano così stravolgenti, lo dico anche in termini positivi. Avrei avversato molto di più una trasformazione della commissione da parzialmente esterna a totalmente interna, ad esempio. Sarebbe stata una situazione molto simile a una messa in scena.

In passato si è parlato di una possibile abolizione dell’esame di maturità. E’ una strada percorribile?

Se guardiamo alla sostanza degli apprendimenti dico che potrebbe essere anche eliminato. L’esame potrebbe essere sostituito da una certificazione delle competenze. Però ci sono tre questioni che lo rendono molto utile. Per prima cosa rappresenta una sorta di rito di passaggio, molto importante per la formazione dell’individuo. Costituisce una sorta di pietra miliare nella vita di ogni studente. In secundis costituisce un punto di arrivo importante anche per le scuole, ossia coloro che inizialmente propongono le offerte formative. All’interno degli istituti si lavora per raggiungere il traguardo dell’esame di maturità, dunque rappresenta una forma di concretizzazione di un obiettivo. Infine, la questione che ritengo più importante, la prova garantisce una funzione di omologazione tra scuole diverse in territori diversi. Poi è chiaro che ci sono ancora disparità, a volte preoccupanti, per quanto riguarda le lodi e i voti alti a livello localistico. Queste degenerazioni potrebbero aumentare con l’abolizione dell’esame. A fine anno tutte le scuole, paritarie e non, vengono valutate seguendo gli stessi criteri di valutazione. Ergo aiuta ad eliminare una buona parte di eterogeneità.

Di Mattia Giovanardi

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