“I tempi stanno cambiando”, il Sessantotto e la nostra città

“The Times They Are A Changin’” (“I tempi stanno cambiando”) cantava Bob Dylan nel 1964, anticipando quello che sarebbe successo qualche anno più tardi con la diffusione della protesta giovanile e studentesca in tutti i paesi dell’Europa Occidentale. In realtà negli Stati Uniti il movimento di protesta partì proprio nel 1964 con l’occupazione dell’Università di Berkley e si intrecciò immediatamente con la protesta contro la Guerra in Vietnam e con il movimento contro la segregazione razziale, rappresentato da Martin Luther King. In Europa prese invece forme più radicali ispirandosi alle correnti più estreme del marxsismo e alla cosiddetta “Rivoluzione Culturale Cinese” di Mao Tse-tung.

L’apice della rivolta si ebbe in Francia a inizio maggio 1968, quando il Quartiere Latino di Parigi fu teatro di una vera e propria guerriglia urbana con un movimento che si opponeva fermamente al regime del generale De Gaulle. E’ il famoso “Maggio Francese”, cantato da De André in una canzone del concept album “Storia di un Impiegato” e che ha ispirato anche quella che è stata definita la “canzone più politicizzata” dei Rolling Stones, “Street Fightin’ Man”. Di quelle giornate che hanno sicuramente influenzato la società degli anni a venire ricorre in questi giorni il cinquatesimo anniversario.

E Modena? Nella nostra città il movimento studentesco universitario si pose fin dall’inizio, in rapporto con la sinistra e le istituzioni, arrivando ad accettare il confronto diretto all’interno dello stesso consiglio comunale. Più vivaci, almeno per quanto riguarda la dialettica, le contestazioni a istituzioni culturali identificate con la cosiddetta “cultura borghese”, come il Teatro Comunale. Se sedi riconosciute del confronto furono l’ex circolo Vanoni e il circolo Formiggini, le esperienze più significative del Sessantotto modenese si vissero nelle scuole secondarie, nelle quali il movimento studentesco si sviluppò sulla base del rifiuto della selezione di classe e dell’autoritarismo.

Uno degli effetti principali del movimento sesantottino, come del resto in altre parte d’Italia, fu anche a Modena un forte spostamento a sinistra evidenziato dalle elezioni del maggio 1968, che videro un’ampia partecipazione giovanile. La sinistra in generale si attestò intorno al 66% dei voti. Al suo interno il PCI guadagnò tre punti percentuali rispetto alle elezioni del ‘63, mentre netta fu l’affermazione del PSIUP che superò il 5% dei voti. Crollò invece il PSU, tentativo di unire le due anime del partito socialista, PSI e PSDI, che perse la metà dei voti ottenuti cinque anni prima evidenziando la delusione degli elettori verso il suo tentativo di realizzare una strategia riformista con la DC.

di Giovanni Botti

WP-Backgrounds Lite by InoPlugs Web Design and Juwelier Schönmann 1010 Wien