Modena Ieri & Oggi: Via del Catecumento, l’antica strada dell’amore

Il 20 febbraio del 1958, dopo dieci anni di discussioni, veniva approvata la Legge Merlin, che aboliva le ‘case chiuse’ in Italia. La nuova legge fu pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana il 4 marzo ed entrò in vigore sei mesi più tardi, alla mezzanotte del 20 settembre 1958. L’addio ai cosiddetti ’casini’ è stato poi raccontato in diversi libri e film della commedia all’italiana come “Arrangiatevi” del 1959 di Mauro Bolognini con la coppia Totò e Peppino De Filippo. A Modena, in realtà, le ‘case di tolleranza’ erano già chiuse da dieci anni, dal 1948, quando la nostra città fu scelta assieme a Palermo come ‘campione’ per sperimentare il provvedimento.

Le cosiddette ‘case dell’amore’ ufficiali, in città erano tre e si trovavano tutte in via del Catecumeno, l’attuale via dei Tintori, che unisce via Canalino a corso Canalgrande. Due erano sotto i portici e una proprio in angolo con corso Canalgrande. Stando ai racconti di qualche anziano nostalgico le ragazze erano di età tra i 18 e i 40 anni e molte di loro provenivano dall’avanspettacolo. I clienti arrivavano anche dai comuni della provincia come Sassuolo dove, ufficialmente, non esisteva nessun bordello. Qui molti giovani, seguendo il costume sessuale dell’epoca, venivano iniziati all’arte amatoria.

Dopo la chiusura dei ‘casini’ di via del Catecumeno i modenesi, fino al ‘58, emigrarono a Reggio in cerca dell’amore a pagamento, e spesso il ritrovo era fissato proprio nella vecchia ‘strada dell’amore’, che dal 1953 aveva preso il nome attuale di ‘via dei Tintori’ per lasciarsi alle spalle il suo ambiguo passato. La contrada del Catecumeno, o dei Catecumeni, prendeva il nome dal fatto che, nella stessa via, fin dal ‘600, si trovava una casa dove stavano in ritiro per mesi gli ebrei che si convertivano al Cristianesimo. Gli aspiranti cristiani là venivano catechizzati e non ne potevano uscire finché non fossero stati dichiarati pronti a ricevere il battesimo. La casa pare fosse di proprietà di un certo Luca Ugoletti da Baiso che ne aveva fatto dono all’istituzione stessa dei Catecumeni.

La decisione di cambiare il nome della strada in via dei Tintori fu presa, dopo una lunga discussione e una serie di ricerche, con una delibera della Giunta Comunale del 3 luglio del 1951, ma fu definitivamente approvata soltanto nel maggio del 1953. Inizialmente la proposta era di denominarla via dell’Anfiteatro Romano, poi si pensò di intitolarla proprio a Ugoletti da Baiso, il proprietario della storica casa dei Catecumeni. Alla fine però si optò per ‘Via dei Tintori’, dal momento che questo era il nome dell’attiguo canale, ora via Canalino, che nell’antichità serviva all’arte dei Tintori per sciacquare i panni una volta ritinti.

di Giovanni Botti
(Uscita sul Vivo del 10 aprile 2013)

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