Sul Trenino di Gatto Silvestro: l’intervista al capotreno Onoria Mazzanti

A Modena ci sono tre stazioni dei treni: la stazione Grande, la stazione Piccola e la stazione Piccolissima, che è quella dove siamo andati oggi. E’ al Parco delle Rimembranze e da lì parte un solo treno, il Trenino di Gatto Silvestro che ogni giorno porta in viaggio i passeggeri più piccoli, i bambini. Estate e inverno, mattino e pomeriggio, a guidarlo c’è una signora che si chiama Onoria Mazzanti ed è molto gentile.

Da quanti anni sei Capotreno?
Da 31 anni e mezzo, sono un capotreno d’epoca! Da febbraio dell’88 ho iniziato a guidare questo treno che prima era di un amico. Suo padre l’ha fatto costruire a un fabbro, il signor Barbieri Davide, che purtroppo adesso non c’è più. È fatto a mano ed è un pezzo unico che funziona ancora dopo 54 anni di vita.

Come hai cominciato?
Questo mio amico voleva cedere l’attività che includeva sia il trenino che una giostra al Parco delle Rimembranze. Mio padre, ai tempi, lavorava nell’edilizia ma, vista la sua capacità di stare con i bimbi e raccontare storie incredibili, io e mia sorella gli abbiamo proposto di cambiare attività, anche per salvaguardare la sua schiena. Così ha iniziato con il trenino. In quel periodo io ero disoccupata e ho cominciato ad affiancarlo, come soluzione temporanea, ma sono ancora qua!

Per questo lavoro, il primo requisito quindi è una grande passione per i bambini?
Sì! Anche a me, come a mio padre, sono sempre piaciuti tantissimo i bambini. Hanno dei pensieri incredibili, una generosità e un amore sconfinato. I bambini ti fanno appassionare e ti conquistano subito! Ogni giorno capitano cose bellissime…

Ci sono bambini che hanno paura a salire?
Certo. Poi però ci sono i genitori che li aiutano. A volte lo faccio io, gli spiego delle cose sul treno e la paura va via. Il primo passo, però, è sempre l’ambientamento, come per lo sport. Non devi dire ‘Sali! Sali!”, devi lasciare al bimbo il tempo per capire come funziona, il tempo di conoscere e poi è lui che sale da solo. Insistere è controproducente.

In tanti anni e migliaia di viaggi, chissà quanti aneddoti e curiosità…
Beh ti posso dire che quando salgono gli adulti, devi spiegare per bene tutte le regole perché a volte, senza volere, combinano dei guai peggio dei bambini!

Ma salgono anche i grandi?!
Sì sì, ad esempio quando si laureano, vengono a fare un aperitivo al parco e poi un giro in treno con il laureato. Qualche anno fa è venuta una coppia di sposi e, per fortuna, la sposa aveva un abito semplice, perché con uno di quelli tipo ‘Rossella O’Hara’ non sarebbe mai riuscita a salire.

Perché dici che agli adulti bisogna spiegare le regole? Cosa combinano?
Perché non sanno la fisica e al centro della curva a volte si buttano di lato e tendono a rovesciarsi, invece devono stare dritti. I più teneri, però, sono i ragazzini delle medie che si sentono grandi quando sono in centro con gli amici e vengono a farsi un giro in treno.

Prima di prendere il treno grande, sperimentano il trenino…
Brava! Perché devi sapere che per molti bambini il trenino è il loro primo viaggio, la prima partenza via dai genitori. Partono per questo piccolo viaggio e lavorano con la fantasia. Diciamo “Dai andiamo al mare, a Gardaland” o “Andiamo al Polo Nord” e un altro bambino che un giorno mi dice “Andiamo a trovare Hulk!”.

È l’unico trenino a Modena?
Sì. Ce n’era un altro che girava insieme al mio ai Giardini Ducali negli anni ’60. Allora c’erano sempre tanti bambini al parco e si facevano partenze sfasate che riempivano tutti e due i trenini. Ne costruirono anche un terzo che fu venduto a Reggio Emilia e che restò in funzione per una ventina di anni nel Parco dietro al Teatro Valli. C’è un altro trenino a Modena, al Parco Amendola, ma è diverso, è concepito più come una giostra, prende corrente dalla rotaia e fa un percorso breve per evitare dispersione di corrente.

Il tuo trenino invece ha la motrice elettrica, è da sempre all’avanguardia…
Esatto! Noi da 54 anni siamo sul pezzo, siamo ecosostenibili! E il motore è sempre lo stesso, anche se naturalmente facciamo manutenzione. Cambiamo le spazzole e rifacciamo gli avvolgimenti, ma il motore è sempre lo stesso.

Qual è la cosa più bella di questo lavoro?
La cosa veramente bella è che sul treno noi abbiamo sempre tempo! Con i bambini devi adeguarti al loro tempo, loro amano le pause, i sorrisi, amano guardare una foglia o un albero. Quando un genitore decide di fare una cosa con il proprio figlio, anche se non sempre gli è possibile, deve avere tempo. Sentire dire ‘Dai, dai che andiamo!’, li innervosisce molto, non rientra nel loro modo di vivere, non capiscono le scadenze dei grandi. Bisogna entrare nel loro mondo, questo è il segreto…

 

di Patrizia Palladino

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