Lambrusco vuol dire qualità: intervista ad Ermi Bagni

Da undici anni Ermi Bagni dirige il Consorzio Marchio Storico Lambruschi Modenesi. “Il lambrusco”, spiega, “fa parte del dna del nostro territorio e della nostra gente. Il senso del nostro lavoro sta nel consolidare e rilanciare continuamente il settore. I Consorzi hanno progetti finalizzati a traguardare una vitivinicoltura sostenibile, rispettosa dell’ambiente e attenta all’utilizzo delle risorse naturali. Altrettanto importanti sono le attività di tutela per salvaguardare il valore economico e la fama commerciale delle DOC legate al lambrusco, molto diffuse all’estero dai numerosi tentativi di imitazione e di contraffazione”.

Come vanno i consumi sul mercato?
Da molti anni il lambrusco è leader, per i numeri, nell’export italiano del settore; da trent’anni a questa parte è anche il vino più venduto nella grande distribuzione, in Italia. Insomma i numeri sono positivi. Poi ogni valutazione contiene anche il rovescio della medaglia, che può riguardare il margine economico, non sempre soddisfacente. Negli ultimi tempi, per una serie di effetti collaterali (il calo costante dei consumi, la concorrenza sempre più agguerita che ci ha portato in dono il mercato globale), la marginalità ogni anno cala un po’, dobbiamo mettere in campo nuove idee.

L’Europa risulta utile per la difesa e la promozione del marchio?
Per quanto riguarda la tutela dell’agroalimentare, l’Unione Europea è molto importante. Fornisce un grosso sostegno ai nostri prodotti Dop e Igp, soprattutto all’estero quando hai una forza maggiore all’interno di una compagine europea. E ci aiuta moltissimo nel contrasto ai tentativi di imitazione del lambrusco.

Dove si esporta di più?
A livello comunitario, i paesi storici sono la Germania, la Francia, la Spagna, anche la Gran Bretagna. Negli anni 70-80 il Regno Unito è stato un grande importatore e oggi, dopo una lieve flessione, sta ricominciando a chiedere un prodotti di qualità. Attenzione, la qualità non è solo intrinseca nel prodotto, ma si porta dietro il distintivo di un territorio. Intendo dire che la qualità non si limita solo alle caratteristiche del prodotto, ma è un biglietto da visita di una collettività.

Il brand Modena funziona ancora?
Ha una potenzialità importante. Un giacimento naturale di prodotti enogastronomici. A differenza dei giacimenti minerari e petroliferi, che tendono inevitabilmente ad esaurirsi, i prodotti enogastronomici sono perpetui, durano nel tempo, bisogna solo sapere come valorizzare questo patrimonio.

Modena ha puntato più sulle eccellenze del balsamico, del parmigiano. Sul lambrusco un po’ meno?
No, direi proprio di no. Lambrusco e Modena vanno a braccetto, per usare uno slogan degli anni ‘70. A Modena e provincia si producono dagli 800 agli 850 mila quintali di uva, assai di più che in tutta la provincia di Reggio Emilia, in quella di Mantova e in tutta la Puglia. La viticoltura e la produzione del lambrusco nelle nostre terre ha inoltre sempre avuto una fortissima valenza socio-economica. Non è un caso che la cantina più antica dell’Emilia Romagna sia di Modena, e che a Modena ci siano tre cantine sociali cooperative – perché il mondo cooperativo lavora e pigia il 95% delle uve raccolte – che hanno festeggiato già 100 anni di vita.  La Cantina di Carpi e Sorbara è del 1903 ed è la cantina cooperativa più antica d’Italia in attività.

“Behind the glass” è il titolo del film presentato lo scorso marzo a Düsseldorf al ProWein 2017, un documentario sul lambrusco modenese diretto da Carlo Guttadauro. “Un calice di lambrusco”, spiega Ermi Bagni, “non è solo un bicchiere di vino: dietro un calice si celano tradizioni e saperi che invitano un presente attento e desideroso di gustarlo. Un semplice gesto, l’accompagnare delicato il bicchiere alla bocca, permette di intravedere tutte queste storie che si affiorano nel vivido rosso del Lambrusco”.

Perché questo titolo: “Behind the glass”?
Proprio per evocare e raccontare tutto quello che si può intravedere dietro un bicchiere di lambrusco. Il titolo ricorda il verso di una famosa canzone dei Los Lobos che recitava “Behind the mirror”. Quella del lambrusco è una storia che va ri-raccontata per non essere dimenticata.

Bagni, le chiediamo un consiglio da esperto: per una serata primaverile in compagnia, quale disco, piatto e lambrusco scegliere?
L’ultimo disco di Van Morrison “Keep me singing”, una tagliatella leggera condita con verdure e un lambrusco, sia chiaro che scuro… ma che sia fresco.

A quale temperatura va bevuto il lambrusco?
Dai 10 ai 12 gradi. L’importante che il vetro del calice non si appanni, altrimenti non ne vedi la trasparenza. E se è molto freddo, i profumi fanno fatica a uscire.

di Francesco Rossetti

WP-Backgrounds Lite by InoPlugs Web Design and Juwelier Schönmann 1010 Wien