Il disco della settimana: “Letter to You”, il ritorno del Boss con la E Street Band

Bruce Springsteen – ‘Letter to You”

Quando nei primi giorni dello scorso settembre, come un fulmine a ciel sereno, è arrivata la notizia dell’uscita imminente di un nuovo album di Bruce Springsteen con la E Street Band, in tanti hanno temuto che si trattasse dell’ennesima raccolta raffazzonata di canzoni sulla falsariga dei vari “High Hopes” e “Working on a Dream”, tanto più che si parlava di un mix di brani nuovi e inediti degli anni ‘70 registrati ‘ex novo’ per l’occasione. I primi singoli apparsi sulle piattaforme digitali, però, avevano fatto ben sperare, soprattutto la title track, una rock-ballad tipicamente springsteeniana con un bel suono corposo e una struttura molto piacevole, anche se senza grandi sorprese. Ora che il disco lo abbiamo tra le mani e abbiamo potuto ascoltarlo con attenzione lo possiamo dire: “Letter to You” è un gran bell’album, probabilmente il migliore di Springsteen dai tempi di “The Rising”, che conferma un buon periodo di forma dal punto di vista compositivo (già il precedente “Western Stars”, seppur criticato da molti e lontanissimo dal sound della E-Street Band, conteneva diversi pezzi interessanti ed era, almeno per chi scrive, un ottimo disco).

Bisogna comunque dire che gli episodi migliori di questo “Letter to You” sono le tre canzoni ripescate dagli anni ‘70, a dimostrazione che l’ispirazione di quel periodo è difficile da raggiungere per un musicista che ha ormai superato i 70. L’epica ballata “Janey Needs A Shooter” ad esempio, già regalata in passato a Warren Zevon, è uno di quei brani dalla struttura aperta che ricordano certe atmosfere di “Darkness on the Edge of Town”, ma anche la lunga “If I Was The Priest”, con un crescendo di intensità nel finale, e la dylaniana “Song For Orphans” non sono da meno. I brani nuovi comunque reggono il confronto e in alcuni casi sono molto belli a partire dalla malinconica “House of a Thousand Guitars”, aperta e guidata dal piano, per proseguire con la conclusiva “I’ll See You in My Dreams”, con un’atmosfera tra l’epico e il nostalgico. L’iniziale “One Minute You’re Here” è una folk ballad con un arrangiamento orchestrale che sembra ripartire da dove si era concluso “Western Stars”, mentre “Ghosts” è un potente rock perfetto per le esibizioni dal vivo. In conclusione un album bello, omogeneo, che dimostra che il “Boss”, se vuole, sa ancora fare ottima musica.

di Giovanni Botti

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