Un disco per Augusto: l’omaggio a Daolio, storica voce dei Nomadi, da parte di Graziano Romani

Augusto: omaggio alla voce dei Nomadi” è il nuovo album (il ventiquattresimo!) di Graziano Romani, l’eclettico rocker di Casalgrande, ex leader degli indimenticati Rocking Chairs. Quattordici tracce di cover personalissime, che Romani ha presentato live in anteprima a Ca’ Berti, il locale di Levizzano Rangone. “Un posto che sento molto congeniale alla mia musica, all’atmosfera che riesce a creare”, spiega.

Graziano, quando hai concepito l’omaggio a Daolio?
Erano tanti anni che ci pensavo: creare un omaggio completo, un disco che avesse un senso. La canzone che apre e chiude il disco, “Augusto, cantaci di noi”, è una ballata del ‘95. Augusto era scomparso da poco. La inserii in “Storie della via Emilia”, uscito nel 2001. Già allora questo omaggio era in essere e voleva crescere. Nel tempo ho portato avanti la carriera solista, in inglese e in italiano, quattro dischi dedicati agli eroi dei fumetti, la reunion dei Rocking Chairs. Il disco è venuto fuori ora ed è un modo di raccontarci, esprimere le nostre radici. Augusto diventa il tramite per raccontare un’essenza di emiliani. Lo sto presentando in giro, Covid permettendo”.

Già, com’è andata durante il lockdown?
Ho scritto molto. Ho quasi pronto un album di inediti in italiano, ma ne parleremo più avanti”.

Il disco comprende anche una cover di Bob Dylan (“I want you”) a cui avevi dedicato un disco due anni fa…
“Sì, vedi, ci sono tanti fili che rimangono tesi, non li spezzi mai. Coincidenze che non sono casuali. Nel disco c’è Dylan, ma anche il fumetto, l’altra mia grande passione, con “Gordon” che dava il titolo a uno dei dischi più belli dei Nomadi, un po’ psichedelico, un po’ prog, di metà anni ‘70. Ci sono anche “Wichita lineman” di Glen Campbell (con il testo di Mogol in italiano, diventa “L’auto corre lontano”) e dal primo album di Elton John “Sixty years on” che in italiano diventa “Ala bianca”.

L’hai conosciuto di persona?
L’ho incontrato un paio di volte, ma sempre di sfuggita, solo un saluto. Da parte mia non è stato solo la volontà di omaggiare Augusto in quanto voce dei Nomadi, ma lui era molto di più, un artista a 360%, un pittore, un illustratore, un poeta, perfino un filosofo. Nella mia canzone scrivo “Augusto, disegnaci i percorsi verso l’anima”. Era un artista a tutto tondo e continua ad esserlo. Se vai a sviscerare quello che ha fatto, scopri sempre qualcosa di nuovo, di interessante”.

Tu sei della collina, Augusto della bassa…
Ma se tiri una corda, non sono tanti chilometri di distanza”.

Due voci molto diverse: la tua da rocker, la sua forse più melodica…
Io devo molto al primo periodo dei Nomadi dal 1967 alla metà degli anni ‘70. Quelle dei Nomadi erano canzoni del pop italiano, ma loro le rendevano molto veraci, vere e questo aiutava la vocalità di Augusto. Da bambino adoravo quei dischi. In particolare mi piaceva la sigla di una trasmissione di cartoni animati che andava in onda in tv in prima serata: Mille e una sera. La cantava Augusto e mi piaceva da morire. Io, poi, ho sempre unito rock, soul, elementi di folk e, perché no, anche la nostra essenza melodica italiana”.

La data più vicina?
Il 12 dicembre saremo al Teatro De Andrè di Casalgrande. Una sorta di Christmas show. Venite!

Le tue non sono mai cover-fotocopia…
È vero, i pezzi li faccio sempre miei, anche a costo di causare magari qualche disappunto tra gli appassionati. Ecco, questa è una caratteristica che mi lega ad Augusto Daolio. Anche lui lasciava sempre la sua impronta in pezzi spesso scritti da altri”.

Per il disco, e per il live, ti avvali anche questa volta di Max Marmiroli?
Certamente. Come sempre il suo apporto al disco è stato molto eclettico e importante per il sound complessivo. Ha suonato il flauto, tutti i tipi di sax, percussioni e armoniche. Nel gruppo c’è anche Follon Brown, il chitarrista, che è di Novellara, il paese di Augusto”.

Una curiosità: che aspettative hai per il nuovo disco di Springsteen, in uscita?
Senz’altro è un personaggio a cui devo tantissimo. Continuo a seguirlo come si segue una sorta di fratello maggiore in tutto quello che fa. Di questo nuovo disco, ho già sentito i primi due brani. La sensazione è che siano perfetti per essere suonati dal vivo in uno stadio enorme. Ma, ahimé, per ora non ci sarà alcuna tournée. I testi, li ho letti, e ci trovo cose interessanti: parla di lui, del suo passato, di cosa ha mosso il suo impeto espressivo, musicale. Spero che il disco riserbi anche altre sorprese. Sai, la perla la trovi comunque non nei singoli di lancio, ma in canzoni che crescono col tempo”.

 

di Francesco Rossetti

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