Storie di Sport: Luca Castiglia tra Modena, Juve e… Federer

Foto Fiocchi/Modena FC

Arrivato per rinforzare un centrocampo che mancava di un giocatore in grado di inserirsi da dietro e magari segnare qualche gol (uno lo fece l’anno scorso col Padova proprio al Braglia), Luca Castiglia è stato uno dei primi colpi di mercato di un Modena ambizioso e che punta in alto. E qualche domenica fa, contro il Ravenna, ha segnato il suo primo gol in gialloblù. “Quando il mio procuratore mi ha chiesto ‘andresti al Modena’ – ci racconta – gli ho risposto ‘subito!’. Questa è una piazza che mi ha sempre affascinato”.

La città di Modena quindi la conoscevi già?
No, non c’ero mai stato, ma ero stato a Reggio Emilia e mi ero trovato benissimo. Credo che, al di la della rivalità calcistica, la filosofia di vita tra le due città sia abbastanza simile. A Modena mi sto trovando molto bene, sia come città che come persone, aperte e accoglienti.

Luca, torniamo ai tuoi inizi. Quando hai cominciato ad appassionarti al calcio?
Direi quando avevo 4 o 5 anni. Ero già tifosissimo della Juventus, era stato mio padre a tramandarmi questa passione. A 6 anni, poi, ho cominciato a giocare nella squadra del mio paese e da li è partita la mia storia nel calcio.

A livello giovanile hai giocato sia nel Torino che nella Juventus. Che differenze hai trovato tra le due realtà?
A 9 anni ho fatto un provino al Torino, mi hanno preso e sono rimasto lì fino al fallimento prima che lo prendesse Cairo. A 16 anni poi sono andato alla Juve. Al Toro mi sono trovato benissimo, avevamo un bel gruppo, però a livello organizzativo la Juve era un’altra cosa. Per fare un esempio, io abitavo a Torino e quindi vivevo lontano da casa e alla Juve c’era il pullman che ti accompagnava a casa o a scuola. Al Toro dovevi arrangiarti di più.

Che giocatori c’erano in quella Juventus?
Nella Primavera c’erano Immobile, Iago Falque, Marrone, Ariaudo, Pinsoglio, Ekdal e alcuni trequartisti che ai tempi facevano la differenza, ma che poi si sono persi. Dopo aver vinto lo scudetto negli Allievi Nazionali, con la Primavera vincemmo un Viareggio e una Supercoppa.

Con la Juve hai esordito in A e in Champions League. Che emozione è stata?
Stratosferica! In Champions ho esordito contro il Bate Borisov nella fase a gironi, ma ho avuto anche la fortuna di andare al Bernabeu quando Del Piero fece una grande doppietta e tutti si alzarono a battergli le mani. Io ero lì in tribuna. In A, invece, esordii nel 2008 a Livorno, poi giocai a Marassi, all’ultima giornata, con uno stadio pieno bellissimo.

Da ragazzino chi era il tuo idolo, quello da poster in camera?
Al 100% Zidane, un amore pazzesco. Poi quando sono andato alla Juve anche Del Piero è diventato un mito.

Dopo la Juve hai girato tante squadre tra B e C, e hai avuto tanti allenatori. Qual è quello che ti ha dato di più?
Ho avuto la fortuna di avere allenatori bravi. Ad Empoli ho avuto Sarri e, devo dire, che con lui mi sono trovato benissimo, sia per il modo di fare calcio che per quello di rapportarsi con i giocatori. Il tecnico con cui mi sono trovato meglio, però, è stato Grassadonia alla Pro Vercelli. Li ho vissuto la mia stagione migliore con 9 reti tutte su azione, 8 delle quali utlili per fare punti. Alla fine siamo retrocessi perchè siamo stati un po’ polli, ma anche un po’ sfortunati.

Come hai vissuto il lockdown?
A casa con mia moglie e mia figlia di un anno e mezzo e me le sono godute alla grande. Avevamo un po’ di giardino e, con le belle giornate, siamo stati anche fuori. Poi mi sono allenato in casa come tanti in quel periodo.

Nel tempo libero cosa ti piace fare?
Mi piace molto giocare a tennis, ma con una figlia piccola non è facile trovare il tempo. Il mio giocatore preferito è Federer, il suo gioco è poesia. Pensa che l’anno scorso sono andato a Roma per gli Internazionali e ho avuto la fortuna di vedere Federer, Djokovic e Nadal nella stessa giornata. Una cosa ‘megagalattica’. Mia moglie poi è delle Langhe e sono anche appassionato di vino. Infine mi piace viaggiare come credo a tutti.

Che gruppo è quello del Modena?
Un gruppo sano, di persone perbene e di ragazzi umili che mi hanno fatto sentire subito a casa. Ci sono giocatori che non conoscevo e che mi hanno impressionato. Durante l’anno ci sono sempre delle incognite, ma i presupposti per far bene ci sono tutti.

(di Giovanni Botti)

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