Dalla danza contemporanea alle culture urbane, dalla musica sperimentale alle performance che trasformano gli spazi quotidiani in luoghi di creazione: la 18ª edizione di Festival Aperto prosegue a Reggio Emilia fino al 15 novembre, con un programma che invita a osservare il presente da prospettive inedite. “Benvenuti in tempi interessanti” è il titolo scelto quest’anno, un’espressione che racchiude l’ambivalenza di un’epoca segnata dall’incertezza, ma nella quale l’inquietudine e ciò che ancora non conosciamo possono diventare occasioni di scoperta, apertura e cambiamento dello sguardo.
Il festival porta la propria proposta in diversi luoghi della città, dai teatri Valli, Ariosto e Cavallerizza alla Sala Verdi, dalla Collezione Maramotti alle Reggiane Parco Innovazione, dal Teatro Piccolo Orologio alla palestra della Scuola Amedeo d’Aosta. Un itinerario artistico che conta oltre 30 spettacoli, più di 60 repliche e 15 produzioni e coproduzioni, con prime assolute e prime italiane. Musica contemporanea, danza, performance, jazz e circo contemporaneo compongono un cartellone articolato, nel quale linguaggi e sensibilità differenti affrontano le trasformazioni del nostro tempo.
Tra gli appuntamenti dedicati alla danza spicca la serata di sabato 24 ottobre. “Bambu”, progetto ideato da Roberto Castello / ALDES, porta in primo piano tre voci della scena coreografica africana: la keniota Diana Odhiambo, con “Thin Line”; la nigeriana Linda Sarki Johnson, con “MAHAKA”; e la congolese Stéphanie Mwamba, con “Kizazi”. Il progetto sperimenta un diverso meccanismo di selezione e circolazione delle opere: alle reti africane spetta la proposta degli artisti, mentre quelle italiane sono chiamate a scegliere. Un cambio di prospettiva che mette in discussione le consuete gerarchie culturali e offre spazio a esperienze coreografiche provenienti da contesti spesso meno rappresentati nei circuiti europei.
Dalla scena africana si passa alle energie delle danze urbane con “Témoin”, creazione del Collectif FAIR-E, realtà del Centre chorégraphique national di Rennes diretto da Saïdo Lehlouh. In scena venti danzatori, impegnati in un lavoro che attraversa breakdance, krump, electro, popping e whacking. Stili e tecniche differenti convivono in una composizione collettiva che mette al centro la pluralità dei corpi, la relazione tra interpreti e la vitalità delle culture del movimento.
Un’altra frontiera tra danza, musica e partecipazione è esplorata dalla coreografa belga Lisa Vereertbrugghen con “While we are here”. La performance si muove sul confine tra spettacolo e rave, trasformando la palestra rinnovata della Scuola Amedeo d’Aosta in uno spazio di esperienza condivisa. L’appuntamento, realizzato in collaborazione con Acid Tank Sound Medium, proseguirà con un dj set, ampliando la dimensione performativa verso un contesto in cui il pubblico può vivere direttamente le energie e le sonorità della cultura rave.
Anche la musica occupa un posto di rilievo nel programma, con progetti che mettono in relazione ricerca sonora, improvvisazione e sperimentazione collettiva. Tra i protagonisti figura Arto Lindsay, che il 31 ottobre presenta “The Ghost of Unity”, nuova creazione in cui la sua band si unisce all’Icarus Ensemble e al Coro Interculturale di Reggio Emilia, diretto da Gaetano Nenna. Il progetto, realizzato in coproduzione con Angelica | Centro di Ricerca Musicale, porta sul palco un organico articolato, nel quale esperienze e tradizioni differenti concorrono alla costruzione di un paesaggio musicale originale.
La ricerca sul pianoforte trova invece spazio in PianIstmi, ciclo autonomo dedicato allo strumento e alle sue possibilità espressive. A chiudere il percorso il 15 novembre sarà Andrea Rebaudengo con Improvisers / Composers, programma che attraversa le opere e le ricerche di Horvitz, James W. Newton Jr., Matt Mitchell e Uri Caine. Il concerto mette in evidenza la vicinanza tra scrittura e improvvisazione, esplorando territori nei quali la composizione diventa anche occasione per ripensare le forme tradizionali dell’esecuzione.
Tra i momenti di maggiore rilievo della stagione figura il ritorno del CCN Aterballetto al Teatro Municipale Valli. Il 7 e 8 novembre va in scena “Doppiogioco”, progetto in cui Philippe Kratz, insieme a Fabio Cherstich, trasforma un campo da basket in uno spazio performativo. La dimensione sportiva diventa così materia per una creazione che mette in dialogo danza classica, contemporanea e hip hop, esplorando le possibilità espressive di un ambiente normalmente destinato ad altre attività e ridefinendone le regole attraverso il movimento.
Il programma comprende inoltre i percorsi artistici di Daniele Ninarello, Raffaella Giordano e Stefania Tansini, che contribuiscono ad ampliare il panorama delle proposte coreografiche e performative. Nel loro insieme, gli appuntamenti di Festival Aperto compongono una mappa di linguaggi diversi, accomunati dalla volontà di interrogare il presente senza rinunciare alla sperimentazione. Nei teatri e negli spazi meno convenzionali di Reggio Emilia, la scena diventa così un terreno di ricerca in cui musica, danza e performance offrono nuovi strumenti per leggere la complessità del mondo contemporaneo.
Maggiori informazioni su iteatri.re.it



