Emilia-Romagna: cambiano i requisiti per le case popolari

Foto di repertorio

Dopo una lunga maratona notturna, l’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna ha approvato la modifica dei criteri per l’accesso alle case popolari, in seguito a sentenze della magistratura.

Viene eliminata la cosiddetta “storicità della residenza” come criterio premiale nelle graduatorie e si consente l’accesso alle graduatorie ai cittadini extraeuropei in possesso di un permesso di soggiorno almeno biennale, senza la necessità di presentare un contratto di lavoro.  

I Comuni potranno comunque assegnare punteggi legati all’anzianità di residenza, assumendosene la responsabilità.

Hanno votato a favore Pd, Avs e Civici, contrari FdI, Lega e Rete civica. Acceso il dibattito in Aula, con gli emendamenti presentati da Fratelli d’Italia respinti dalla maggioranza.

Per il centrosinistra la Regione ha ben operato, recependo quanto previsto da una sentenza della Corte costituzionale.
Diversa, invece, la posizione del centrodestra: per la Lega la Regione lascia soli i Comuni, mentre Fratelli d’Italia spiega che “si toglie la casa agli italiani e li si danneggia: la sinistra odia gli italiani”. FdI ha presentato alcuni ordini del giorno per introdurre requisiti premiali per accedere alle case Erp legati al lavoro, alla frequenza scolastica e alla permanenza sul territorio. Sulla stessa linea Rete civica che ha parlato di “scelta molto pericolosa”.

Sempre l’Assemblea ha detto si, nella seduta di ieri, ad un mutuo da 200 milioni che la Regione stipulerà con la Bei-Banca per realizzare il piano casa regionale (che si aggiungeranno a 100 milioni di euro già finanziati dalla Regione). Disponibili entro il 2027 i primi 1.100 alloggi per famiglie in difficoltà. Nei mesi successivi altri 3.400 saranno resi energeticamente efficienti e ne verranno realizzati altri 1.150 riconvertendo 82 edifici dismessi o costruendo nuovi appartamenti in aree già edificabili.

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