E’ il minuto 95 di Catanzaro-Modena, nello scorso campionato di serie B. I canarini hanno appena rischiato di capitolare per un tiro di Ambrosino finito sulla traversa e sul successivo contropiede Palumbo serve il giovane Bozhanaj, da poco entrato, che invece di scaricare ad un compagno a destra, avanza di qualche metro e fa partire un potente tiro dalla distanza che finisce sotto la traversa. Così i tifosi canarini hanno fatto la conoscenza di un giocatore che fino a quel momento, anche a causa di un infortunio, era stato una sorta di oggetto misterioso. “Ero stato fermo circa due mesi e mezzo, saltando praticamente tutto il ritiro – ci racconta il fantasista gialloblu – poi, dopo un paio di spezzoni di partita, ho trovato il gol a Catanzaro e i tifosi hanno cominciato a conoscermi e apprezzarmi. Ancora di più lo hanno fatto dopo quello nel derby con la Reggiana”.
L’anno scorso tre gol, tutti da lontano. E’ un fondamentale che hai sempre avuto?
In parte si, ma crescendo, acquisendo più forza e imparando la tecnica giusta, l’ho migliorato molto. Posso comunque dire che mi viene naturale e lo reputo un mio punto di forza.
Kleis, torniamo un po’ indietro, quando hai iniziato a tirare calci al pallone?
Da bambino nella strada sotto casa a Tirana. Abitavo a dieci minuti dal centro e vicino c’erano dei campetti dove si poteva giocare. Poi a cinque anni sono entrato nella scuola calcio del Partizani, una delle squadre più importanti della città. Dopo ho cambiato un po’ di squadre e in Albania sono rimasto fino ai 16 anni, quando sono venuto in Italia.
Nella tua famiglia, qualcun altro ha giocato a calcio?
Mio padre è sempre stato un appassionato, ma mio fratello giocava già prima che iniziassi io. Probabilmente la passione me l’ha trasmessa lui.
Da ragazzino chi era il tuo giocatore preferito?
Il mio idolo è sempre stato Kakà. Mio padre tifava Milan e io sono cresciuto guardando le partite dei rossoneri, che ai tempi avevano una squadra fortissima. Il campionato italiano in Albania è sempre stato molto seguito.
E in Italia come ci sei arrivato?
Feci due giorni di provino ad Empoli. In realtà non avrei dovuto nemmeno rimanere, dovevo andare da altre parti, poi la società ha insistito e sono rimasto. Lì ho fatto gli anni della Primavera, con l’interruzione di un mezzo prestito a Napoli che però non è andato bene, anche perché nel frattempo era scoppiato il covid. Nell’ultimo anno, che feci da fuoriquota, vincemmo lo scudetto Primavera.
Le prime partite da professionista però le hai giocate in Portogallo…
E’ vero. Dopo Empoli ho firmato per tre anni con lo Spezia e loro mi hanno mandato in prestito in una squadra della Seconda Liga portoghese. Lì però non ho mai avuto continuità, quindi dopo un anno abbiamo interrotto il prestito e sono tornato in Italia alla Carrarese. Se non altro – racconta tra il serio e il faceto – grazie a quella esperienza riesco a comunicare con Pedro anche in portoghese, con lui devo dire che ho legato fin da subito.
A Carrara quindi c’è stato il tuo debutto in prima squadra nel calcio italiano…
Si, debuttai a Cesena segnando anche un gol. Poi a partire da novembre, entrai stabilmente nella squadra titolare. Il Modena, invece, mi prese a gennaio, ma decise di lasciarmi alla Carrarese fino a fine campionato per non interrompere il mio percorso di crescita.
A Modena come ti trovi?
Benissimo. L’inizio non è stato facile anche a causa dell’infortunio, poi man mano che ho conosciuto la città mi sono trovato sempre meglio. E poi a Modena si mangia benissimo. La specialità che preferisco? Senza dubbio il gnocco fritto col prosciutto crudo.
Hai praticato o segui altri sport?
Praticato no, sempre e solo calcio. Seguo un po’ il basket, ma non più di tanto.
E il tempo libero come lo trascorri?
Esco con i ragazzi della squadra, mi piace fare qualche passeggiata e poi gioco al computer. La scuola? Non ho finito il liceo, lo frequentavo a Firenze quando ero ad Empoli, poi sono passato al Napoli e ho perso un po’ il ritmo, anche perché sono dovuto tornare a casa e ci sono rimasto per otto mesi.
Se dovessi scegliere, cinema o musica?
Musica sicuramente, ascolto un po’ di tutto, non ho un artista preferito in particolare.
Quali sono i compagni con cui hai legato di più?
Palumbo, Ale (Della Valle), Pedro, Bati, Edo, Cri, Alberti, Magnino. Qui ho trovato un bell’ambiente e un clima sereno anche con i tifosi.
I social li usi?
Giusto se devo mettere qualche foto sul calcio, ma non più di tanto.
Il tuo sogno nel cassetto?
Senza dubbio fare i Mondiali con l’Albania. In Nazionale sono arrivato fino all’Under 19. Speriamo bene.
Se non avessi fatto il calciatore cosa avresti voluto fare?
Sicuramente avrei studiato, probabilmente economia. Mi sarebbe piaciuto fare qualcosa relativo al mondo della finanza.
(di Giovanni Botti)



