Enrico Della Rosa, bagnino e dj romagnolo, ha ricostruito le vicende medievali della propria famiglia
Enrico Della Rosa vive a Riccione e fa il bagnino di professione. Con l’editrice Incontri di Sassuolo ha appena pubblicato un libro dal titolo “Il cognome Della Rosa”. Sembra una parodia del celebre bestseller di Umberto Eco e invece no, come spiega lo stesso autore.
“L’ho pensato anch’io che potesse venire colto come una burla, ma in fondo i titoli servono ad accendere una curiosità. Nel mio caso è tutto molto semplice. Sono andato alla ricerca della storia della mia famiglia, la nobile casata dei Della Rosa, che dall’anno Mille al 1417 hanno vissuto la propria parabola nobiliare. Peraltro “Il nome della rosa”, che ovviamente conosco, è ambientato in un anno specifico, il 1327, e in quel periodo i Della Rosa erano molto presenti.”
Enrico, quando hai cominciato a fare ricerche sulla storia della mia famiglia?
Molti anni fa avevo già cercato di ricostruirla. Poi mi ero un po’ arreso perché diventava complicato, bisognava andare a cercare gli atti notarili, diventava impegnativo. Avevo sentito in famiglia che provenivamo da Modena così, ma cercando sugli elenchi telefonici di Della Rosa a Modena non ne risultava nessuno. Qualche anno fa un cliente della spiaggia mi ha messo la pulce nell’orecchio dicendomi che secondo lui noi provenivamo da Sassuolo, e in effetti ho scoperto che eravamo stati i primi signori della città.
A Sassuolo in effetti Piazzale della Rosa di fronte al Palazzo Ducale è una piazza bella importante…
Merito di Natale Cionini, a cui è dedicata anche la Biblioteca di Sassuolo. È stato una personalità importante all’inizio del Novecento, ricostruendo anche la storia dei Della Rosa che era stata messa molto in disparte. Anzi, quando parlano della storia del Palazzo Ducale un po’ mi arrabbio perché praticamente quasi nessuno dice che in effetti il castello dei Della Rosa, poi trasformato da Francesco I in Palazzo Ducale.

Oltre ad archivi, parrocchie e biblioteche, anche Internet è utile per le ricerche?
Sì, è stato fondamentale. Penso a Natale Cionini che tra fine ‘800 e primi del ‘900 faceva queste ricerche: ecco, immagino che se avesse avuto Internet a disposizione sarebbe stata un’altra cosa.
Hai fatto ricerche a Modena e Sassuolo?
Sono partito dalla biblioteca di Sassuolo dove ho recuperato un libro che oltretutto non si poteva neanche prendere in prestito.
Com’era la vita dei Della Rosa?
Molto dura. Erano cavalieri, quindi sempre in guerra. In quel periodo le signorie italiane erano costantemente in guerra fra di loro, e in molte città, non solo a Firenze, ci si divideva in Guelfi e Ghibellini.
C’è uno dei Della Rosa a cui sei particolarmente affezionato?
molti sono personaggi da romanzo, ma anche l’ultimo particolare, Francesco, che è morto poi a Ferrara perché Niccolò III l’aveva incarcerato. Lui sicuramente ha avuto una vita molto avventurosa: ha vissuto una ventina d’anni a Milano, dai Visconti, poi gli ultimi anni con i Della Scala a Verona, poi è riuscito a tornare a Sassuolo e a riconquistare tutti i castelli che aveva perso vent’anni prima.
Ci sono anche donne nella storia dei Della Rosa o è una vicenda tutta al maschile?
Alcune sì. Poche. Una delle prime a emergere è stata Agnese, vissuta intorno al 1100: era rimasta vedova, si era risposata. Ce n’è un’altra, Beatrice, la moglie di Francesco Picco, figlia di Tommaso Della Rosa. Però è vero che la società era molto al maschile, gli uomini andavano in guerra, erano protagonisti delle vicende familiari.
I nobili Della Rosa avevano qualche rapporto anche con la riviera, dove la tua famiglia vive da diverse generazioni?
Sì, credo avessero buoni rapporti con i Malatesta, hanno avuto incontri, condiviso festeggiamenti. Evidentemente quando sono stati cacciati da Sassuolo, qualcuno ha deciso magari di vivere qui perché è una zona che aveva già conosciuto, dove comunque c’erano persone che non gli erano ostili. A questo proposito ho trovato una località proprio alle spalle della riviera fra Rimini e Riccione, che si chiama qui vicino, San Martino Monte L’Abate. I miei antenati venivano da lì come quelli che poi erano venuti da Sassuolo: è un collegamento che ho trovato.
A Sassuolo è rimasto nessuno?
No, perché vennero cacciati via male. Ce n’è ancora qualcuno nel bolognese.
Di professione sei bagnino: quando hai trovato il tempo per scrivere questo libro?
Ho scritto il libro in inverno, ovviamente. Ce ne sono voluti tre per finirlo.
Oltre al tuo lavoro, collabori con Radio Deejay, vero?
Sì, ogni mattina mi chiamano quelli del Trio Medusa per chiedermi le previsioni del tempo in riviera. Un appuntamento a cui sono affezionato.
di Francesco Rossetti



