Il Modena Belcanto Festival prosegue questa settimana con due appuntamenti, mercoledì 8 e giovedì 9 ottobre.
“Filarmonie Future” al Teatro Fabbri
Mercoledì 8, alle ore 20.30, il Teatro Fabbri di Vignola accoglie Filarmonie Future, viaggio nel cuore del grande repertorio operistico ottocentesco, tra la cantabilità italiana e il fascino della scuola francese.Sul podio, Matteo Parmeggiani alla guida dell’Orchestra del Progetto Filarmonie Future; in scena Aleksandrina Mihailova (soprano) e Baia Saganelidze, allieve dei Corsi di Alto Perfezionamento di Raina Kabaivanska che si alterneranno nell’interpretazione di pagine di Donizetti, Verdi, Bellini, Delibes, Bizet, Offenbach e Saint‑Saëns. Un programma che intreccia arie, duetti e momenti orchestrali, disegnando un arco narrativo di passioni, eleganza stilistica e puro virtuosismo vocale. Filarmonie Future è un progetto del Conservatorio Vecchi‑Tonelli di Modena e della Filarmonica del Teatro Comunale di Modena: un ponte concreto tra formazione e professione che valorizza giovani musicisti in un contesto reale di produzione artistica. Giovani cantanti, dunque, che arrivano dall’ala maestra di Raina Kabaivanska icona del belcanto: oltre 55 anni di trionfi nei teatri più prestigiosi del mondo, dai capolavori del repertorio classico alle sfide del Novecento, e da più di trent’anni altissimo esempio didattico di riferimento per nuove generazioni di cantanti.
Molto legata all’Italia, italiana a tutti gli effetti, il cammino di Kabaivanska parte dalla natìa Bulgaria degli anni ’50: la giovane Raina, ascoltando di nascosto una radio occidentale, decide “voglio andare dove si canta così”. Sentito annunciare il Concorso Martini-Rossi di Milano, chiede e ottiene di convertire la borsa di studio destinata al Bol’šoj di Mosca per venire in Italia. Appena ventenne approda nella patria dell’opera e incontra Zita Fumagalli Riva, la Maestra che le segnerà il destino d’artista e di didatta. Seguono anni intensi tra il Conservatorio di Vercelli e la casa milanese della Fumagalli: Zita scorge in Raina talento, preparazione, magnetismo scenico. “All’epoca – ricorda – i teatri producevano moltissimo, con sale sempre piene e meno concorrenza globale; oggi il sistema è più rarefatto, salvo “isole felici” come Germania e Francia dove il sostegno pubblico resta forte”. Il legame Maestra-allieva, di stima e affetto, diventa il modello della sua pedagogia: seguire gli studenti, indirizzarli al giusto repertorio, sostenerli nel quotidiano, prepararli al palcoscenico e accompagnarli nei debutti. Così, mentre studia con la Fumagalli, Kabaivanska debutta subito alla Scala di Milano, al Covent Garden di Londra, al Metropolitan di New York, dove si apre anche la sua lunga “carriera americana” e l’incontro con un’altra Maestra, Rosa Ponselle. Tornata in Italia, scolpisce interpretazioni leggendarie: Tosca e Madama Butterfly, ciascuna con circa 400 recite, e un repertorio vastissimo dal Barocco a Britten, Strauss, Poulenc, Čajkovskij. Lavora con i maggiori registi e direttori, dai capisaldi tradizionali a titoli sperimentali come L’affare Makropulos, The Turn of the Screw (con Ronconi) e Dialogues des Carmélites (con Carsen), mantenendo sempre la cifra della curiosità e della sfida.
Più di trent’anni fa, in piena carriera, sceglie l’insegnamento: forte del diploma in pianoforte, di una profonda conoscenza della musica dal ’700 al ’900 e dell’esperienza sui palcoscenici del mondo, forma generazioni di artisti con competenza, rigore e affetto. Nelle audizioni cerca il talento, da nutrire con studio, impegno, fedeltà al testo del compositore e gioia del palcoscenico. “Oggi – osserva la Signora Kabaivanska – la sfida è essere musicalmente straordinari, per reggere la concorrenza globale e adattarsi a scelte registiche talvolta poco favorevoli ai cantanti; solo talento e conoscenza profonda mettono al riparo nelle sfide più ardue”. Tra Modena, Sofia, l’Accademia Chigiana, l’Académie de l’Opéra de Paris e corsi in Germania e Spagna, i suoi allievi calcano i palcoscenici internazionali e solo per fare alcuni nomi, Maria Agresta, Veronica Simeoni, Vittoria Yeo, Chiara Isotton, e molti altri, sono nati sotto il suo inconfondibile “gesto”.
“Il Bacillo dell’Amore” alla Truffaut
“Ich küsse ihre Hand, Madame!” di Robert Land, noto in Italia come “Il bacillo dell’amore” sarà l’appuntamento del 9 ottobre. Nella Sala Truffaut alle ore 21.00 sarà proiettato il film in una versione assolutamente originale, ovvero con una nuova colonna sonora scritta da Daniele Furlati, noto compositore e pianista, che conta al suo attivo numerose e fortunate creazioni di musiche da film. L’esecuzione è in prima assoluta, la commissione è del Modena Belcanto Festival in collaborazione con la Fondazione Cineteca di Bologna. Il film, girato nel 1929, ambientato a Parigi, che vede protagonista una splendida Marlene Detrich, è un esempio di cinema muto che anticipa il passaggio al sonoro. Nonostante l’assenza di dialoghi registrati, la pellicola utilizza inquadrature innovative e soggettive che conferiscono dinamismo e modernità alla narrazione. La musica originale composta da Daniele Furlati, è stata pensata per esaltare queste caratteristiche, integrando strumenti come il pianoforte, il quintetto d’archi e la fisarmonica per ricreare l’atmosfera parigina e arricchire l’esperienza visiva del pubblico. La proiezione del 9 sarà accompagnata dall’Ensemble del Teatro Comunale di Modena, con Daniele Furlati alla direzione e al pianoforte e Joaquín Cangemi come tenore, Angelica Foschi alla fisarmonica, mentre ai violini Michaela Bilikova e Veronica Medina, alla viola Erica Alberti, al violoncello Antonio Salvati e al contrabbasso Pierluca Cilli che completa l’ensemble.
“Ho incontrato il film tedesco Ich küsse ihre Hand, Madame! quando l’ho accompagnato al pianoforte per la prima volta il 9 marzo di quest’anno – ci racconta Furlati – al cinema Modernissimo per la rassegna della Cineteca di Bologna “Marlene e le dive del silenzio”. L’importanza della musica mi è subito apparsa nella sua evidenza: il titolo originale del lungometraggio è preso in prestito da una canzone all’epoca molto famosa, un brano a ritmo di tango di Ralph Erwin su testo di Fritz Rotter interpretato dal tenore Richard Tauber e poi tradotto nei paesi di lingua inglese come I kiss your hand, Madame. La canzone, composta prima e indipendentemente, ma diventata per il film una sorta di ispirazione ed entrata nel suo racconto come brano “cantato’, fu a suo tempo sincronizzata a posteriori nella versione discografica con la voce di Tauber sulle sequenze previste. Riflettendo sulla storia del film e sulla centralità della voce di cantante tenore, ho avuto l’idea di comporre l’intera musica intorno a questa voce proponendo il cine-concerto al Modena Belcanto Festival, con cui ho già avuto il piacere di collaborare nel 2024 per il film My Cousin (Edward José, USA, 1918). Dopo che Aldo Sisillo ha accolto la mia proposta, ho cominciato a lavorare su una copia scadente riversata da VHS. Fino ai primi di luglio di quest’anno, infatti, nella Cineteca di Bologna era disponibile solo una copia in pellicola da proiettare con un proiettore in perfetto stato e un proiezionista esperto. Per non rovinare quest’unico esemplare, si è deciso di procedere con la digitalizzazione del film, cosa che oggi semplifica la vita a un musicista perché la velocità di proiezione in digitale è stabile e di conseguenza il calcolo dei tempi per ottenere i sincroni desiderati corrisponde sempre, senza sorprese”.
“È un film muto molto particolare, – conclude Furlati – con un uso interessante delle soggettive e inquadrature in movimento dai ritmi variabili, molto moderne. Proprio l’ambientazione parigina mi ha portato a integrare nell’organico, composto da pianoforte e quintetto d’archi, anche la fisarmonica, utilizzata fra l’altro per un valzer musette che considero una variazione sul tema della canzone e che nella mia partitura apre il film e accompagna le passeggiate dei personaggi, un elemento di racconto che amo anche nel grande cinema sonoro”.



