Teatro: allo Storchi va in scena “Ritorno a Casa” di Harold Pinter

(foto di Claudia Pajewski)

Dopo “Prima del temporale”, che ha inaugurato la stagione di ERT a Modena, una seconda regia di Massimo Popolizio al Teatro Storchi: dal 29 gennaio al 1 febbraio (giovedì e venerdì ore 20.30, sabato 19.00 e domenica 16.00) “Ritorno a Casa”il capolavoro del 1964 del drammaturgo inglese Harold Pinter, Premio Nobel nel 2005. Sul palco Christian La Rosa, Paolo Musio, Alberto Onofrietti, Eros Pascale e Malvina Ruggiano. Le scene sono di Maurizio Balò e i costumi di Gianluca Sbicca e Antonio Marras.

Venerdì 30 gennaio alle ore 18.00 appuntamento con il ciclo Conversando di teatro promosso da ERT e Associazione Amici dei Teatri Modenesi. La compagnia incontra il pubblico nel Ridotto del Teatro Storchi. Modera Angela Albanese, docente di Letterature comparate dell’Università di Modena e Reggio Emilia, Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali. La replica di domenica 1 febbraio è audiodescritta per gli spettatori non e ipo vedenti, grazie alla collaborazione con Centro Diego Fabbri di Forlì nell’ambito del progetto Teatro No Limits.

Un vero e proprio “gruppo di famiglia in un interno” composto dal padre vedovo Max, ex macellaio e frequentatore di ippodromi, che condivide il suo appartamento con il fratello Sam e i figli Lenny, un trentenne ex “pappa” che si vanta di avventure erotiche violente, probabilmente un mitomane, e Joey il ventiduenne che vorrebbe essere un pugile professionista ma in realtà è il più fragile della famiglia. A questi si aggiungono il figlio maggiore Teddy e sua moglie Ruth che arrivano di notte nell’appartamento: vivono negli Stati Uniti e, in occasione di un viaggio in Europa, Teddy ne approfitta per presentare la giovane moglie al padre, allo zio e ai fratelli. L’apparente gesto di ricongiungimento familiare si trasforma rapidamente nell’innesco di una spirale di tensioni, desideri inconfessabili e rapporti di forza sempre più espliciti e violenti. Da questo momento in poi nulla rimane come prima, l’equilibrio già precario della famiglia viene ribaltato. Il cinismo, la crudeltà e l’humor nero di Pinter si intrecciano in un racconto che sovverte le tradizionali logiche di potere, trasformando la casa in un campo di battaglia dove il linguaggio diventa arma, la seduzione strumento di controllo e il silenzio una forma di violenza.

Grazie a un testo che è quasi una sceneggiatura cinematografica, Massimo Popolizio dà vita a una performance estremamente divertente nonostante la complessità e l’ambiguità del copione che affronta il tema della violenza, della prostituzione, del potere e del dissolversi dei legami famigliari.

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