Tutto è iniziato quando frequentava il liceo e nel tempo libero trascorreva ore e ore ballando per strada, sotto i portici del centro che la sua passione per l’hip hop trasformavano in palcoscenici improvvisati. È così che è nata la storia di Simone Accietto, che ha trasformato quei primi passi di danza in strada in una missione educativa che oggi coinvolge decine di giovani appassionati alla scuola di danza LaCapriola. Dai portici alle sale della scuola, l’hip hop si è evoluto da espressione di cultura urbana a potente strumento di crescita personale e professionale. Una metamorfosi che Accietto, oggi quarantenne, incarna perfettamente nel suo duplice ruolo di ballerino professionista e insegnante.
“Ho iniziato come molti giovani, ballando per strada con gli amici – racconta Accietto con gli occhi che brillano di passione -. La musica hip hop, i videoclip su MTV, l’atmosfera dei primi anni Novanta: tutto questo ha costruito le fondamenta della mia passione“. Una passione che a vent’anni lo ha portato a varcare la soglia della scuola di danza di via Leonardo Da Vinci, dove oggi è uno degli insegnanti di punta. Sotto la guida esperta di Elisa Balugani, Simone ha compiuto un percorso straordinario, trasformando l’energia grezza della street dance in tecnica professionale raffinata. Un talento che si è manifestato rapidamente: dopo soli due anni è entrato nella Blak Soulz Dance Company, compagnia residente della scuola che ha raggiunto importanti traguardi, tra cui la memorabile partecipazione a Italia’s Got Talent nel 2016.
La peculiarità del percorso di Accietto risiede nella duplice veste di ballerino e educatore. “La danza non è solo movimento, è uno strumento potente di crescita personale – spiega – Ogni settimana seguo circa cinquanta ragazzi, e vedo come questa disciplina li aiuti a superare insicurezze, a trovare la propria strada, a crescere come persone”.
LaCapriola si distingue per un approccio che unisce rigore tecnico e attenzione alla persona. La scuola promuove eventi come l’Urban Call alla Tenda, in collaborazione con il Comune di Modena, creando spazi di espressione libera per i giovani ballerini. “Abbiamo dovuto spostare in luoghi regolari quello che una volta accadeva spontaneamente per strada – sottolinea Accietto – ma l’energia e la passione sono rimaste intatte“.
L’hip hop si conferma una disciplina inclusiva, capace di attrarre anche il pubblico maschile, tradizionalmente più restio ad avvicinarsi alla danza. “A livello amatoriale l’approccio è più semplice – spiega Simone -. La musica è più orecchiabile e non ci sono vincoli fisici stringenti come nella danza classica. Con impegno e dedizione, chiunque può raggiungere buoni risultati”.
La passione di Accietto per la danza si intreccia oggi con la sua vita familiare: “Durante il periodo Covid, cullavo i miei figli con la musica house, li facevo ballare tra le mie braccia. Oggi per loro è naturale muoversi a ritmo, cantare, venire a vedermi ballare. La danza è diventata un linguaggio familiare, un modo di comunicare emozioni“. Questa dimensione personale si riflette nel suo approccio all’insegnamento, dove ogni allievo viene accompagnato in un percorso di scoperta non solo della danza, ma di sé stesso.



