Ha grandi ambizioni la prima edizione di Alberi Festival. Trasformare Modena in una “città degli alberi”, almeno per la settimana dal 7 al 13 aprile, esplorando a fondo il legame tra natura e architettura attraverso mostre, installazioni, incontri e laboratori dedicati al ruolo degli alberi nella progettazione urbana contemporanea. Nel ruolo del curatore l’architetto modenese Andrea Cavani (foto) dell’Archivio Cesare Leonardi; “ma è davvero un lavoro collettivo questo festival”, precisa Cavani, “frutto di una pluralità di persone, anche più esperte di me”.
Come e quando ha preso forma il progetto di un festival dedicato agli alberi?
Nasce da lontano, da una condivisione di intenti. Penso alla mostra antologica “Cesare Leonardi. L’architettura della vita” del 2017. Leonardi e Franca Stagi sono stati dei precursori, geniali e visionari, ma il loro lavoro ha trovato radici nel contesto di una città, Modena, che a partire dagli anni ‘60 è stata all’avanguardia per le politiche culturali e urbanistiche sul verde, testimoniate dalla pioneristica mostra del 1983 Natura e cultura urbana a Modena” e dal primato che, ancora oggi, vede Modena come una delle città con il maggior numero di alberi in Italia. Organizzare qui un festival dedicato agli alberi significa ripartire dai modelli della nostra tradizione e immaginare nuove progettualità.
In che modo gli alberi possono rappresentare un modello efficace per ripensare la città contemporanea?
Oggi si parla di alberi in termini di emergenza climatica, programmando la messa a dimora di grandi quantità di piante in tempi molto stretti: un’idea emergenziale. Leonardi e Stagi invece sostenevano la necessità di ripensare la città a partire dall’esigenza che abbiamo – noi come esseri umani – di relazionarci con i ritmi e la bellezza della natura. Attribuivano agli alberi una valenza pubblica, associando l’idea di bellezza a quella di comunità.
In che modo l’opera e la filosofia di Cesare Leonardi ispirano il concept e i contenuti del festival?
Cesare parlava di una città degli alberi. Aveva anche provato a realizzarla. Una città basata sulle regole della natura e sull’equilibrio tra uomini e alberi, ma in termini di rispetto delle reciproche esigenze.
Cos’è oggi una città degli alberi?
Non abbiamo tutte le risposte, ma questo festival è l’occasione per ragionarci, confrontarci. Di sicuro una città degli alberi non è semplicemente una città con molti alberi.
Perché come sede del festival è stato scelto un luogo così circoscritto e periferico come il Villaggio Artigiano?
Perché è un quartiere che ospita l’Archivio Leonardi, Ovestlab di Amigdala e una serie di realtà vitali. Ci siamo chiesti: perché non qui? Questo è stato il primo villaggio artigiano in Italia, un luogo simbolo della ripresa sociale e economica della città nel secondo dopoguerra. Un luogo proiettato al futuro, stimolo all’intraprendenza delle persone. Tanto che colpisce oggi vederne il declino. Quindi portare una festa dedicata agli alberi tra queste case-officina e capannoni, credo possa generare una specie di cortocircuito, una nuova sfida, una sperimentazione all’altezza della storia di questo luogo.
La città tedesca di Karlsruhe è protagonista di una sezione: è una città che Modena può prendere a modello di coesistenza tra natura e urbanistica?
Il festival intende aprire un confronto fertile e produttivo con altre realtà, questo è il punto di partenza. Insieme a Modena, Karlsruhe fa parte della rete delle città creative Unesco per la Media Arts, e il rapporto tra uomo, natura e tecnologia è un tema interessantissimo. A Karlsruhe per esempio c’è un orto botanico molto bello. Per noi sono luoghi di visita, mentre lì è storicamente un luogo dove si realizzavano farmaci, si sperimentavano cure farmacologiche, una specie di azienda di ricerca e produzione di determinate tecniche e tecnologie.
Mi indica tre appuntamenti che meritano una segnalazione particolare? Si nota che per una volta non c’è Stefano Mancuso tra gli ospiti…
Mancuso viene a Modena spesso, ma in questo caso abbiamo ragionato su un altro tipo di comunicazione. Non lezioni magistrali, ma una dimensione molto più partecipata, una visione degli alberi non prettamente disciplinare. Un festival aperto a tutte le persone che a vario titolo indagano la natura, sono portatori di un pensiero originale o semplicemente sono curiosi verso la natura. Segnalo la performance di inaugurazione “Natura morta” con gli artisti Giacomo Cossio e Sara Leghissa che si svolgerà lungo la diagonale ciclopedonale sul tracciato della ex ferrovia, la Notte del Festival sabato 12 aprile con i padiglioni e le mostre aperti fino a mezzanotte e il momento conclusivo con la partecipazione di Paolo Giordano e altri ospiti di rilievo.
Il programma è su alberifestival.it
(di Francesco Rossetti)



