Storie di Sport: sulle strade modenesi il primo volo dell’Airone Fausto Coppi

(foto da Wikipedia)

Il prossimo 22 maggio Modena tornerà ad ospitare la partenza di una tappa del Giro d’Italia. Si tratta della 12ª frazione che dalla nostra città porterà i “girini” fino a Viadana. La location di partenza sarà ancora piazza Roma, esattamente come nell’ultima occasione in cui Modena e la Corsa rosa si sono incontrate, quella del 2021 quando si disputò la Modena-Cattolica, per la cronaca vinta in volata da Caleb Ewan. Due anni prima, nel 2019, l’ultimo arrivo fissato sulle nostre strade, quello della Ravenna-Modena in cui il francese Arnaud Demare batté allo sprint l’Azzurro Elia Viviani. Diverse volte nelle sue 107 edizioni la carovana del Giro d’Italia è stata protagonista sulle strade modenesi. La prima fu ben 97 anni fa, il 28 maggio del 1928, quasi 20 anni dopo la nascita della “Corsa rosa”. Sul traguardo posto nell’allora Piazza d’Armi (oggi Novi Park), il novarese Domenico Piemontesi riuscì a battere in volata la maglia rosa Alfredo Binda. Tanti sono stati, negli anni, i campioni che gli appassionati di ciclismo hanno visto sfilare sulle nostre strade, qualcuno, ad esempio, ricorderà “il Tasso” Bernard Hinault, in maglia rosa sul traguardo posto in viale Monte Kosica, al termine di una frazione Cecina-Modena vinta dallo svizzero Daniel Gisiger nel 1985. Ma la tappa più celebre tra quelle partite o conclusesi nella nostra città è certamente la Firenze-Modena del 29 maggio 1940, che fece conoscere al mondo della bicicletta nientemeno che “l’Airone” Fausto Coppi.

Coppi in maglia rosa a Modena

“Un uomo solo al comando; la sua maglia è biancoceleste, il suo nome è Fausto Coppi”. Con questa frase divenuta mitica il giornalista Mario Ferretti apriva la sua radiocronaca della Cuneo-Pinerolo, terz’ultima tappa del Giro d’Italia del 1949. Una tappa leggendaria in cui il Campionissimo scalò da solo il Colle della Maddalena, L’Izoard e il Sestriere e arrivò al traguardo con 11’52 sul rivale di sempre, Gino Bartali, conquistando di fatto la sua terza corsa rosa. La prima grande impresa dell’Airone, così veniva soprannominato il ciclista piemontese, ha però per protagoniste le strade e le montagne della nostra provincia.

Il 29 maggio del 1940 si correva la Firenze-Modena, 11ª tappa del 28° Giro d’Italia. In maglia rosa c’èra il torinese Enrico Mollo, ma il vero favorito per il successo finale era naturalmente Gino Bartali, capitano della Legnano, che nelle prime tappe però si era attardato a causa di alcune cadute. La sua squadra, proprio alla vigilia della corsa rosa, aveva ingaggiato un giovane tortonese di appena 20 anni, che avrebbe dovuto fare il gregario di “ginettaccio”. Si trattava di Fausto Coppi.

Quel mercoledì di fine maggio era una giornata non certo primaverile sul nostro Appennino, con vento e pioggia mista grandine. I ‘girini’, dopo le salite della Prunetta e del Monte Oppio, dovevano arrivare all’Abetone, il punto più alto della tappa con i suoi 1388 metri. Poi giù fino a Modena. Proprio sulla salita verso l’Abetone le prime scaramucce. Il pistoiese Ezio Checchi guadagnò un paio di minuti sul gruppetto dei più immediati inseguitori, tra i quali non c’era però Gino Bartali, non al meglio e attardato di un altro minuto. A un certo punto improvvisamente scattò Coppi che raggiunse Checchi e si involò da solo.

Barigazzo l’Airone aveva già fatto il vuoto e, a 76 chilometri dalla conclusione, si lanciò a tutta velocità verso Modena. Dopo una fuga di 100 chilometri il futuro Campionissimo arrivò da solo al traguardo posto all’interno dell’allora Stadio Marzari. I rivali, tra i quali anche il suo capitano Gino Bartali, giunsero al traguardo con un ritardo di 3’45 e Coppi indossò la sua prima maglia rosa. Nei giorni successivi i giornali sportivi proposero titoli altisonanti. “Una grande corsa e un grande campione” scriveva la Gazzetta dello Sport, che organizzava la competizione. “Il Giro ha sfornato un campione” intitolava il Guerin Sportivo, in quegli anni molto attento alle vicende del ciclismo. Quella maglia Coppi riuscì a difenderla fino al traguardo di Milano dove arrivò con 2’40” di vantaggio su Enrico Mollo e addirittura 46’ 09” su Gino Bartali, nono in classifica. Era il 9 giugno del 1940. Il giorno dopo l’Italia sarebbe entrata in guerra e il Giro si sarebbe fermato fino al 1946, quando “Ginettaccio” si sarebbe preso la sua rivincita sull’ex gregario.

di Giovanni Botti

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