Teatro: allo Storchi “Una delle ultime sere di Carnovale” di Carlo Goldoni

(Foto di Virginia Brown)

Dopo Il bugiardo e Arlecchino servitore di due padroni, Valerio Binasco torna a confrontarsi con Carlo Goldoni, mettendo in scena al Teatro Storchi dal 5 all’8 novembre Una delle ultime sere di Carnovale, opera che segna il malinconico commiato dell’autore dal pubblico veneziano. Nella sua rilettura, Binasco, regista e direttore artistico del Teatro Stabile di Torino, restituisce un Goldoni non solo maestro del teatro comico, ma anche osservatore finissimo dell’animo umano: dietro la leggerezza della commedia emergono fragilità, contraddizioni e inquietudini dell’esistenza. Personaggi come Arlecchino, Lelio e Anzoletto diventano così figure vive e attuali, incarnazioni di un’umanità senza tempo. Nel cast Andreapietro Anselmi, Natalino Balasso, Mauro Bernardi, Marta Cortellazzo Wiel, Matteo Cremon, Michele Di Mauro, Giordana Faggiano, Milvia Marigliano, Daniele Marmi, Elisabetta Mazzullo, Orietta Notari, Nicola Pannelli, Cristina Parku, Aron Tewelde, Ivan Zerbinati.

Carlo Goldoni è capace di rivelare, dietro la leggerezza del sorriso, la complessità dei rapporti, le contraddizioni e le piccole finzioni del quotidiano. Binasco ne coglie una sorprendente attualità: la comicità nasce sempre da una fragilità, da una sorta di “malattia” dell’esistenza, ed è proprio questo a renderla ancora così vicina a noi.
Personaggi come Arlecchino, Lelio e Anzoletto sono al tempo stesso maschere e individui reali, incarnazioni di un’umanità che resta immutata nel tempo. Nella visione di Binasco, la commedia si trasforma così in un gesto d’amore verso il teatro: un teatro che non si limita a celebrare il passato né a cercare conferma nell’applauso, ma continua a interrogare il presente attraverso un linguaggio più immediato e vivo, quello della scena.

In questa commedia, accanto al tema dell’amore coniugale, emerge quello degli addii. La festa di carnevale è infatti anche una festa di commiato: mentre la giornata volge al termine, tra l’ultima partita a carte e l’ultimo ballo, alcuni dei protagonisti sono pronti a partire per terre lontane, forse senza fare più ritorno. «C’è un sapore di fine in questa commedia», osserva Binasco, che legge nell’opera una riflessione sulla partenza come possibile occasione di riscatto, personale e professionale.
È proprio questa duplice dimensione – la vita quotidiana delle relazioni e il senso della separazione – a restituire alla commedia la sua particolare malinconia. Goldoni parla d’amore senza trasformarlo in una storia romantica: «Sa cos’è la vita. E sa che non c’è tempo da sprecare in astruserie – precisa Binasco – perché è un’esperienza troppo difficile. Essere innamorati del proprio coniuge e condurre una vita armoniosa insieme è un dono incredibilmente prezioso, che non tutti hanno: molti lo perdono e alcuni non l’avranno mai. E tra quelli che ce l’hanno non tutti lo sanno proteggere e conservare. Essere soli è un dolore, una malinconia cronica. Abbiamo bisogno di qualcuno. ‘All we need is love’. Per come si può».

Binasco sceglie di non forzare il testo verso una rilettura contemporanea: «Sebbene io sia spesso incline ad attualizzare i testi antichi – conclude il regista – in questo spettacolo cercherò di restituire le atmosfere che sono a mio avviso le più vicine a questo testo, concedendomi al più di portare la regia dalle parti del nostro presente, ma solo un po’. Di più non sarebbe giusto perché Goldoni è di uno di quegli autori che si lasciano portare dentro al nostro tempo, ma solo un po’. Bisogna farlo con delicatezza, ma per un regista la delicatezza è un dono che va e viene. La delicatezza è importante in questa commedia, che appartiene al periodo malinconico di Goldoni: ci suggerisce teneramente un’idea dell’amore che resiste al tormento, del matrimonio come rimedio alla solitudine e dell’espatrio come unica possibilità di riscatto esistenziale e professionale».

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