Siamo anche i libri che leggiamo, lo sanno bene Paolo Salvarani e Maurizia Agazzani. Nel lontano 1979 avviarono la propria attività con la Libreria Grandangolo e ora, dopo decenni intensi alcuni dei quali milanesi, tornano a Modena, aprendo uno spazio elegante e accogliente in via Sant’Eufemia 55/57, all’angolo con via Malatesta, a poche decine di metri dalla storica prima sede di via Carteria. Nel corso degli anni si sono specializzati in libri “dall’antico all’esaurito” e in particolare in riviste, materiale pubblicitario, autografi, documenti, fotografie riguardanti svariati settori collezionistici, ma anche organizzando mostre. Come quella attuale dedicata ad Adriano Olivetti, tra riviste, macchine, materiale grafico e pubblicitario: mostra davvero straordinaria che è stata prorogata fino a Natale.
Prima domanda: come avete fatto ad avere tutto questo materiale dell’Olivetti? Eppure non siete di Ivrea, giusto?
Anni fa, mentre facevamo il mercato a Torino, ci segnalarono un professore. Era nato nel 1901, coetaneo di Adriano, e per tutta la vita aveva insegnato alle scuole Olivetti, vivendo da dentro quell’esperienza e conservando tantissimo materiale. Alla sua scomparsa ci siamo offerti per rilevare la sua biblioteca. Il nostro merito è stato quello di non disperdere questo materiale.
Immagino faccia gola a tanti collezionisti…
Infatti abbiamo avuto offerte di acquisto perché gli ‘olivettiani’ sono molto interessati. Sono un po’ come i bersaglieri o i marines o gli alpini. Si ritrovano tra loro, magari in circoli. Chi ha vissuto quell’esperienza, ne è rimasto segnato profondamente.
Torniamo a Modena: come mai avete deciso di tornare in centro?
Dopo 45 anni di attività avevamo voglia di dare vita a una libreria bella che punta sul libro di qualità, il libro colto, quello introvabile e che abbia una certa unicità.
Vendete anche online?
Abbiamo cominciato nel 2010, ora online ci sono 25.000 titoli. Il lavoro è stato intenso durante il Covid, adesso è calato. Ma continuiamo a fare i mercati qualificati nelle piazze: a Bologna quello di Piazza Santo Stefano, a Modena in Piazza Grande, a Milano in Piazza Duomo. Lavoriamo su tre fronti: online con libri molto di nicchia, sui mercati con proposte colte e qui in libreria.
Quanto è cambiato il centro di Modena in 45 anni?
Moltissimo, questo era un altro quartiere. C’erano tutti negozi di servizio. Paolo e Anita erano due meridionali che portavano i prodotti direttamente dalla campagna. Di fianco a noi c’era la Vanna Panciroli, quella che ora fa la Pulonia: faceva confezioni in pelle. Di fianco c’era Gianni che vendeva i liquori. Dove siamo ora c’era un negozio di ortopedia. Adesso la città si anima un po’ la sera con gli aperitivi, altrimenti è piuttosto spenta.
La mostra su Olivetti come sta andando?
Benissimo, per questo la proroghiamo. All’inaugurazione non si camminava. La mostra vuole essere il nostro piccolo contributo a risvegliare il cuore di Modena con un discorso di qualità che non sia solo enogastronomico.
I libri su Modena vendono?
Questo sì, Modena è una città che ha conservato un interesse per il proprio passato. La modenesità ha un suo collezionismo vivo.
Cosa vi ha spinti a lavorare in questo settore?
Avevamo una passione per quello che oggi si definisce vintage e allora si diceva modernariato. Ci piaceva come piaceva a tanti giovani quel tipo di design, di arredamento, e ovviamente eravamo appassionati di libri, intesi anche come oggetti preziosi, con una loro storia. È un mestiere questo che pretende dedizione; devi amare il libro. Grazie a dio notiamo negli ultimi anni un ritorno di interesse da parte di un pubblico più giovane.
Della rivoluzione digitale cosa ne pensate?
Per esempio, Olivetti era una persona molto fiduciosa nella tecnica. Pensava che avrebbe risolto i problemi del mondo, poi l’intreccio tra progresso tecnologico e turbo capitalismo ha spazzato via anche lui che era riuscito a inventare il primo personal computer.
Cosa collega Olivetti a Modena?
Beh, la nonna di Adriano, la madre di Camillo, era di Modena, una donna che viene descritta come estremamente colta, che conosceva le lingue straniere. Si chiamava Elvira Sacerdoti, era nata nel 1849 e morì all’indomani della Prima Guerra Mondiale, nel 1919.
C’è un libro dal quale non vi separereste mai, anche a fronte di un’offerta economica elevatissima?
“I canti orfici” di Dino Campana. Abbiamo la prima edizione, stampata in pochissime copie.
Un altro libro?
No, va bene questo.
(di Francesco Rossetti)



