Domenica 11 maggio è un appuntamento di CARNE, il focus di drammaturgia fisica della coreografa Michela Lucenti, a chiudere la stagione di ERT al Teatro Dadà di Castelfranco Emilia: alle ore 16.00 va in scena Bello!, lo spettacolo creato e diretto da Francesco Sgrò, fondatore di Fabbrica C e co-fondatore Cordata F.O.R. In scena sei artisti circensi e un attore indagano esperienze collettive e individuali di stupore, cercando di cogliere l’inafferrabilità del concetto di bellezza attraverso il linguaggio del circo contemporaneo, che include non solo numeri acrobatici ma anche danza e teatro.
“Il titolo dello spettacolo è una triplice provocazione – commenta Francesco Sgrò – mette in discussione l’importanza che l’Italia dà al suo patrimonio storico; critica la perdita di sostanza implicita nell’uso smodato dell’aggettivo “bello” (“beautiful” ma anche i suoi equivalenti superlativi come “great” in inglese o “super” in francese); designa il nostro impulso a giudicare come una questione filosofica degna di essere trattata drammaturgicamente. In breve, questo è solo incidentalmente uno spettacolo sulla bellezza. È uno spettacolo sul potere del circo in costante allerta, alla ricerca, che subordina l’estetica all’etica e intende ridefinire la società con nuovi mezzi”.
Bello! solleva alcune domande legate alla banalizzazione della bellezza: lo stile di vita della nostra società ha reso più confusa la linea di demarcazione tra esperienza estetica e ordinaria, quotidiana. Lentamente semplici giudizi di gusto vengono trasformati in valore supremo, arrivando a trovare bello qualsiasi cosa: siamo diventati incapaci di riconoscere la bellezza?
Il circo si pone come linguaggio naturale per affrontare questo tema: da sempre ha dato al brutto il diritto di essere visto, osando mostrare deformità, abusando di tende rosse, ghette dorate, zucchero filato, popcorn, olio combustibile, trucchi oltraggiosi e costumi kitsch. Bello! apre uno spazio in cui si lascia da parte il narcisismo dell’artista di circo e la sua necessità storica di trovare consenso nello spettatore per dare spazio a una voce d’autore capace di rimettere l’umano al centro dell’opera.
“Il circo che voglio fare è esigente – conclude Francesco Sgrò – né teatrale né coreografico, ma aperto a tutte le forme di contaminazione, si affida al potere drammatico e intrinseco del movimento acrobatico. Fa a meno degli apparati (o ne inventa di improbabili). Fa della dinamica di gruppo il materiale stesso dell’opera. Si basa certamente su una tecnicità molto elevata e sulla cura della qualità del movimento, ma anche sulla ricerca di nuovi principi di impegno. Molto fisico, è il pensiero in azione“.
Francesco Sgrò
Autore e regista, ha fondato nel 1998 la scuola di circo Fuma che’nduma; si è diplomato al Flic di Torino nel 2004 e ne è diventato direttore artistico dal 2012 al 2018. Nel 2010 ha vinto il premio Equilibrio con il collettivo 320Chili di cui è fondatore e regista, con lo spettacolo Ai migranti. Dal 2010 è artista associato di Sosta Palmizi e regista ospite della compagnia di danza Spellbound per Collapse. Fondatore di Fabbrica C e co-fondatore di Cordata F.O.R., dal 2015 è direttore e coach artistico del dipartimento di circo della Codarts University di Rotterdam. Nel 2018 collabora come direttore con I.N.A.C. Instituto Nacional de Artes Circenses in Portogallo. Sempre nel 2018 inizia a collaborare come coreografo con Balleteatro, scuola di danza professionale di Porto. Collabora anche con E.N.A.C.R. a Rosny-Sous-Bois e con DOCH a Stoccolma.



