Teatro: allo Storchi Neri Marcorè interpreta Gaber

(foto di Tommaso La Pera)

Neri Marcorè negli anni ha lavorato molto, insieme al regista e drammaturgo Giorgio Gallione, sull’opera di Giorgio Gaber. Questa settimana, da giovedì 26 a domenica 29 marzo (giovedì e venerdì ore 20.30, sabato 19.00 e domenica 16.00), l’attore porta in scena allo Storchi (è un ritorno, visto che la prima esperienza risale al 2007) Gaber – mi fa male il mondo. Si tratta di un’esplorazione nell’universo creativo, narrativo, etico e letterario di due grandi autori del teatro canzone. Per anni Giorgio Gaber e Sandro Luporini hanno radiografato con acume, spietatezza e ironia, ma anche con grande partecipazione emotiva, le mutazioni della nostra società. Grande affabulatore e artista totale, Gaber ci ha così accompagnato, tra privato e politico, nel cammino zoppicante e incerto verso una società che tenta di combattere contro la dittatura dell’imbecillità, del conformismo e della perenne autoassoluzione. Lo spettacolo vuole ritornare alle radici dell’ispirazione di queste opere in musica, entrando metaforicamente, e a distanza di anni, nello studio/ laboratorio/ pensatoio dove Gaber e Luporini hanno agito e prodotto pensiero per più di quarant’anni.

Lo spettacolo vede Marcorè affiancato in scena da Eugenia Canale, Lorenzo Fiorentini, Eleonora Lana e Francesco Negri, quattro giovani pianisti che interpretano gli arrangiamenti curati da Paolo Silvestri dei brani che costellano lo spettacolo: “Mi fa male il mondo”, “Il sosia”, “L’uomo che sto seguendo”, “La nave”, “L’odore”, “Non è più il momento”,La festa”, “La peste”, “Si può”, “I mostri che abbiamo dentro”, “Io se fossi Dio” e “C’è solo la strada”. “Mi ha sempre colpito e affascinato la regolarità di Gaber che ogni estate, insieme a Luporini, scriveva le canzoni dello spettacolo successivoriflette Silvestri. “È un modo di operare che mi ricorda quello dei compositori classici. […] Per questo motivo, anche se le sue canzoni sono nate alla chitarra, quando penso al suo lavoro mi viene in mente il pianoforte, che nella storia è stato lo strumento dove i musicisti hanno scritto per orchestra e per ogni sorta di formazione strumentale e vocale, e naturalmente, dove hanno immaginato il teatro musicale. Il pianoforte è come la macchina da scrivere per uno scrittore. In questo spettacolo ce ne sono addirittura quattro: abbiamo moltiplicato quest’idea, formando una vera e propria orchestra di pianoforti”.

Con onestà intellettuale e una buona dose di ironia, Gaber si è spesso definito un “ladro” di intuizioni altrui, dichiarando esplicitamente il suo debito nei confronti di artisti, intellettuali e scrittori che lo hanno ispirato. L’elenco è lungo e indicativo: Pasolini, Celine, Adorno, Calvino, Berlinguer, Brecht, Beckett, Botho Strauss e tanti altri hanno formato un terreno ideale, un incubatore di riflessioni che sono state trasformate in canzoni e monologhi teatrali che ancora oggi vibrano di autenticità e di preveggenza. “Sogno, utopia, libertà, democrazia, etica, pensiero, partecipazione, appartenenza, idea, ideologia – commenta Giorgio Gallionesono alcune delle parole e dei concetti identitari e ricorrenti nella scrittura di Giorgio Gaber e Sandro Luporini. Una incessante, laboriosa, impietosa ricerca di senso e di verità, mai autoassolutoria, che fosse guida e sostegno ai comportamenti umani e civili del vivere contemporaneo. Il tutto dentro quella modalità artistica ed espressiva che i due artisti hanno prima creato e poi perfezionato per più di 40 anni”.

Sabato 28 marzo alle ore 17 torna anche il ciclo Conversando di teatro promosso da ERT e Associazione Amici dei Teatri Modenesi. La compagnia incontrerà il pubblico presso il Teatro Storchi. A moderare sarà Angela Albanese, docente di Letterature comparate Università di Modena e Reggio Emilia, Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali. La replica di domenica 29 marzo alle ore 16.00 sarà sovratitolata per persone sorde o con ipoacusia, in collaborazione con Associazione FIADDA Emilia-Romagna. (foto di Tommaso La Pera)

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