Vignola: al Fabbri, il 10 gennaio, va in scena lo spettacolo “Chi resta”

(foto di Luca del Pia da uff stampa ERT)

Una figlia attraversa l’esperienza dolorosa della perdita della madre: è il racconto di Chi resta, il lavoro firmato da Matilde Vigna attrice due volte Premio Ubu e Premio Eleonora Duse 2021 (Menzione d’onore come attrice emergente), alla sua seconda prova da autrice e regista dopo il successo di Una riga nera al piano di sopra, qui affiancata nell’ideazione del progetto e nella regia da Anna Zanetti. Interprete, insieme a Vigna, nel ruolo della madre è Daniela Piperno, nome noto del teatro e cinema italiani. La produzione di Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, in collaborazione con La Corte Ospitale e con il sostegno del MiC e di SIAE, nell’ambito del programma “Per Chi Crea”, va in scena al Teatro Ermanno Fabbri di Vignola venerdì 10 gennaio alle ore 20.30. I video sono di Federico Meneghini, le musiche originali, composte a partire dal testo, di spallarossa in dialogo con il progetto sonoro di Alessio Foglia e il disegno luci di Umberto Camponeschi.

Questo spettacolo non parla della morte, parla di noi dopo la mortecommentano Matilde Vigna e Anna Zanetti, “di chi resta, e di chi “va in cielo” come ci dicevano da piccoli, e compie quel viaggio misterioso e incomprensibile per chi rimane solo sulla terra”. In scena una distesa di macerie: polvere, regolite lunare, il suolo di un pianeta sconosciuto. Sotto questa coperta di cocci c’è Matilde con la sua voce (“mamma?”), prima fioca, che poi cresce e si fa sempre più forte. È di una giovane donna che non sarà mai madre, non è più una figlia perché ha perso l’ultimo genitore e rimane sola a ricostruire una propria vita a partire dai frammenti della vita precedente. C’è un dolore che diventa protagonista – in assenza di un altro essere umano che reclami le sue cure e il suo tempo con urgenza – un dolore insopportabile, insostenibile, che riporta all’infanzia. I ricordi arrivano all’improvviso, inattesi, e si fanno concreti, perché la madre è sempre presente, tra le piccole cose della vita di prima, e adesso compare, come per magia, per aiutare la figlia a uscire dalle tenebre, apparentemente senza fine.

Chi resta” affronta anche il tema della solitudine di una generazione, delle responsabilità che la sommergono, della grottesca burocrazia post-mortem e di un dolore che divora tutto. Continuano Vigna e Zanetti: “Matilde ha 37 anni e non ha figli – per una menopausa anticipata, perché è omosessuale, perché non ha trovato un compagno stabile, perché la tecnologia che glielo permetterebbe anche da sola la lascia perplessa, perché aderisce al movimento di estinzione volontaria. La Figlia quindi non è più figlia, ma nemmeno madre, né mai lo sarà. La Madre però è sempre, ancora lì e ci accompagna in un fantastico viaggio interstellare, oltre la gravità terrestre fino ai buchi neri: un viaggio scientifico, narrativo e visivo“.

Come per Una riga nera al piano di sopra, il testo è una scrittura originale costruita a partire da esperienze personali ma anche da numerose interviste, letteratura saggistica sulla morte in Occidente (autori come Byung-chul Han, Philippe Ariès, Ines Testoni), narrativa (Paul Auster, Joan Didion, Annie Ernaux, Peter Handke) e la musica a tema spaziale di David Bowie, Jamiroquai, Beatles, Boards of Canada, Lucio Corsi, spallarossa. Altri riferimenti letterari, cinematografici, teatrali e musicali che hanno arricchito questo lavoro sono: Simone de Beauvoir con Una morte dolcissima, Matteo Nucci e il suo Sono difficili le cose belle, Tre sorelle di Anton Čechov, Lo zoo di vetro di Tennessee Williams; e ancora Laura Imai Messina, Nancy Sinatra, Yojiro Takita.

La collana Linea di ERT / Teatro Nazionale e Luca Sossella editore ha pubblicato Sopravviverci. Due pezzi sulla perdita, che comprende il testo Una riga nera al piano di sopra, candidato al Premio Ubu 2022 come Miglior novità drammaturgica italiana, e Chi resta. La collana Linea è curata da Sergio Lo Gatto e Debora Pietrobono.

 

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