Il disco della settimana: ‘We’ve Been Going About This All Wrong’, la crescita artistica di Sharon Van Etten

Sharon Van Etten –We’ve Been Going About This All Wrong’

Qualche lettore la ricorderà per un bel concerto tenuto nell’estate del 2019 a Soliera nell’ambito della rassegna Arti Vive Festival. Stiamo parlando di Sharon Van Etten, intrigante e raffinata cantautrice americana che, album dopo album, sembra aver trovato un’invidiabile maturità artistica. Classe 1981, originaria del New Jersey, la Van Etten ha esordito nel 2009 con “Because I Was in Love”, un disco di folk introspettivo caratterizzato da voce, chitarra e poco altro, e ha affinato e arricchito negli anni il suo sound trasformandosi in una delle più interessanti rappresentanti di un certo cantautorato tra il classico e il moderno, che non disdegna l’utilizzo di sonorità elettroniche. Se l’album del 2019, “Remind Me Tomorrow”, aveva rappresentato, con alti e bassi, l’inizio di questa evoluzione modernista, il nuovo lavoro, “We’ve Been Going About This All Wrong”, il sesto della sua carriera, è un ulteriore passo avanti nel percorso di crescita della cantautrice.

Prodotto dalla stessa Van Etten e registrato nel suo studio personale in California, il nuovo disco risulta più omogeneo e intenso del suo predecessore, con un tappeto sonoro decisamente moderno, ma quasi mai sopra le righe, nemmeno negli episodi più pop e easy listening come “I’ll Try” o “Mistake”. La voce di Sharon, in un contesto come questo, funziona ancora meglio, in particolare nelle canzoni che partono intime e soffuse per poi aprirsi nella fase finale, con un tasso di emotività che cresce col passar dei minuti. Parliamo, ad esempio, dell’iniziale “Darkness Fades”, o della deliziosa e, nel suo incedere, cinematografica “Born”. Non mancano anche episodi che rimandano al folk degli esordi, come la splendida “Darkish”, aperta dal suono del mare e basata su una chitarra e sulla bellissima voce della Van Etten, che qui offre la sua interpretazione migliore. Molto bella anche la conclusiva “Far Away”, altra ballata aperta ed emozionale. In conclusione una bella prova per un’artista che sembra avere ancora notevoli margini di crescita.

di Giovanni Botti

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