Ci sono calciatori che passano, e altri che restano. Poi ci sono quelli che diventano parte della storia sportiva della squadra di calcio della città, di uno stadio, di una curva. Riccardo Nardini, modenese di Fiumalbo, è uno di loro. Con tre passaggi in gialloblù – nel 2006, poi tra il 2011 e il 2015, e infine nel 2016-2017 – ha scritto belle pagine nella storia recente del Modena FC., per l’impegno, la voglia di non arrendersi mai, di lottare fino all’ultimo minuto. Una bandiera, non auto-proclamata, ma riconosciuta dal popolo canarino. “Il fatto di sentirsi una bandiera – racconta oggi con l’umiltà di sempre – te lo danno i tifosi. Ho avuto la fortuna di giocare nella squadra della mia provincia, e questo è stato per me un orgoglio enorme. Partire da Fiumalbo, l’ultimo paese della montagna modenese, e arrivare a indossare quella maglia in Serie B… un sogno diventato realtà”. Un sogno vissuto a più riprese, ma con un punto fermo: l’amore viscerale per i colori gialloblù. “Il ricordo più bello? Il primo arrivo nel 2005-2006, avevo appena 20 anni. Era tutto nuovo, sembrava un film. Ma la vera scalata è iniziata nel 2011, con mister Bergodi. E da lì in poi Modena è diventata casa mia”.
Il nuovo Modena visto da un ex
Nardini oggi osserva da fuori, ma sempre con l’occhio attento di chi ha vissuto il Braglia dal campo. Ha assistito a Modena-Avellino, una delle prime uscite della stagione 2025/26: “Ho visto una squadra aggressiva, compatta, ben costruita. Ma quello che colpisce davvero è la società. La famiglia Rivetti ha portato investimenti, serietà e una visione a lungo termine. Sky Box, centro sportivo, convitto per i ragazzi: stanno facendo cose che in Italia non fa praticamente nessuno”. Parole chiare, che suonano come un monito e un invito: “Modena deve tenersi stretta questa proprietà. È raro, rarissimo, vedere questo livello di attenzione, sia tecnica che infrastrutturale”.
All’orizzonte, l’Entella. Un avversario speciale
Nel prossimo turno i canarini affronteranno la Virtus Entella, squadra a cui Nardini è legato da tanti incroci in carriera: “Ho tanti ricordi con l’Entella. È sempre stata una squadra ostica, ma soprattutto una società seria, guidata da un presidente come Gozzi e da un direttore sportivo come Matteo Superbi, persone perbene che fanno calcio in modo etico. Sarà una partita tosta, da non sottovalutare”.
Serie B: com’era, com’è
Chi ha giocato la B negli anni d’oro sa bene quanto fosse dura. “Il livello è cambiato – riflette Nardini – ma non è semplice dire se in meglio o in peggio. Quando ho iniziato io, c’erano la C2, la C1… Per arrivare in B dovevi faticare e dimostrare tanto. Oggi è diverso: più stranieri, più procuratori, più dinamiche di mercato. Forse c’è meno qualità tecnica pura, ma il calcio cambia ogni dieci anni. Speriamo che torni a crescere, anche a livello nazionale”. Una riflessione che tocca anche l’evoluzione generale del pallone italiano: “Nel 2006 abbiamo vinto un Mondiale. Oggi sembra un’altra era. Ma le basi ci sono: servono progetti seri, come quello che si sta portando avanti proprio a Modena”.
Oggi, la vita a Fiumalbo
E oggi? Nardini ha cambiato campo, ma non filosofia. “Aiuto i ragazzi del mio paese, la Veloce Fiumalbo. Cerco di restituire quello che il calcio ha dato a me. Ho anche aperto una piccola azienda agricola, con cavalli, attività che mi tiene impegnato l’estate. E poi lavoro con la mia famiglia a BiBi Sport, un negozio che da 50 anni è un punto di riferimento all’Abetone”. La vita da ex calciatore professionista? “Ha valore, sì. Ma bisogna restare con i piedi per terra. Non è un’etichetta, è un’esperienza che ti porti dentro e che cerchi di trasmettere, soprattutto ai più giovani”.
Il richiamo del Braglia
Il legame con il Modena, però, non si spezza. “Ogni tanto vengo a vedere le partite. Sono contento anche per l’arrivo di Sottil, mio amico ed ex compagno a Catania. Siamo stati pure in camera insieme! L’ho rivisto a Fanano durante il ritiro, ed è stato bello condividere quei momenti”.
Un amore che non finisce
In fondo, per uno come Nardini, Modena non è solo una squadra. È parte della sua identità. “Modena ce l’ho dentro, e non me la toglierà mai nessuno”, dice.
Un uomo semplice, un calciatore vero. Uno di quelli che non hanno bisogno di numeri per lasciare il segno. Perché certe storie non si misurano in gol o presenze, ma in applausi sinceri, in affetto duraturo. E Riccardo Nardini, nel cuore dei tifosi gialloblù, ci resterà per sempre.
(di Fili.Pe.)



