Storie di Sport: Simone Santoro, duttilità e grinta a centrocampo

(foto Campanini-Baracchi)

Arrivato in prestito dal Perugia nel gennaio del 2024, Simone Santoro si è subito fatto apprezzare per la sua grinta in campo e per la sua duttilità. Al punto che in estate è stato preso a titolo definitivo con un contratto fino al giugno 2026. “Sono sempre stato un giocatore duttile, in grado di adattarsi a giocare in varie zone del campo – racconta il numero 8 gialloblu – ho quasi sempre comunque giocato a centrocampo. Ricordo qualche partita da difensore, ma sono davvero poche”.

Simone, come ti è venuta la passione per il calcio?
Me l’ha trasmessa da piccolo mio papà. Anche lui giocava a calcio, ha fatto alcuni anni in serie C, Turris e Sicula Leonzio ad esempio, e io sono nato a Messina proprio perché lui,  in quel periodo, giocava in una squadra della zona.

Qual è stata la tua prima squadra?
Ho iniziato nel Borgo Nuovo, una scuola calcio di Palermo, poi ho avuto la possibilità di fare un provino con il Palermo e mi hanno preso. Li ho trascorso undici anni, facendo tutta la trafila del settore giovanile.

Quelli erano gli anni d’oro del Palermo…
E’ vero, mi è capitato di fare qualche amichevole con quella squadra, dove c’erano giocatori che hanno poi avuto grandi carriere, ed è stata un’esperienza importante per crescere. Quando si inizia da piccoli lo si fa proprio sperando di provare quelle emozioni. Sono ricordi che porterò per sempre nel cuore.

Da ragazzino per che squadra tifavi?
Ho avuto sempre la passione per il Palermo, anche in questo caso è stato mio papà a trasmettermela. Da piccolo ho fatto anche il raccattapalle per i rosanero.

E il giocatore che ti ha ispirato?
E’ Marchisio. Mi hanno sempre paragonato a lui e in effetti nelle sue caratteristiche mi ci rivedo.

Nel calcio dei grandi hai invece esordito a Teramo…
Si, è stato nell’anno del fallimento del Palermo. Il mister che avevo lì andò al Teramo e mi volle fortemente con lui. Ricordo soprattutto il secondo anno nel quale la prima partita fu proprio contro il Palermo. Era la prima volta che mi capitava di giocare contro la squadra della mia città e penso che quello sia il ricordo più bello che ho. Poi è arrivata la chiamata del Perugia, in serie B.

Ricordi il tuo primo gol in B?
Si, fu contro il Brescia, ma quello che ricordo con più piacere è il gol che ho segnato nel derby con la Ternana.

Qui a Modena hai ritrovato Antonio Palumbo, tuo avversario in diversi derby umbri…
E’ vero. Negli anni di Perugia l’ho affrontato spesso, lui capitano della Ternana e io del Perugia. Forse ti potrà sembrare strano, ma abbiamo sempre avuto un bellissimo rapporto, di stima reciproca, nonostante si trattasse di derby molto sentiti. Sono contento di averlo ritrovato qui perché è veramente una bravissima persona.

A Modena come ti trovi?
E’ una città che mi piace molto, io e la mia ragazza ci troviamo benissimo. Si mangia bene e le persone ti fanno sentire la loro vicinanza. Per noi che veniamo da una realtà molto accogliente è un aspetto importante.

Siete un centrocampo di laureati, tu, Gerli, Magnino. E’ stato difficile far convivere lo studio con il calcio…
Mi sono laureato in Scienze Motorie. Sicuramente non è facile metterti a studiare appena finito di allenarti, però ho sempre pensato che fosse importante ottenere qualcosa che mi permettesse di aver sbocchi lavorativi diversi, una volta chiuso con il calcio. E poi studiare aiuta ad aprire la mente. Sono fiero di aver raggiunto questo traguardo.

Il tempo libero come lo passi?
Ma, guarda, essendo molto lontano da casa faccio fatica a vedere i miei genitori, quindi appena posso, torno a casa per stare con loro. Per il resto mi piace visitare posti nuovi, conoscere nuove città e le loro abitudini. A livello sportivo, invece, seguo molto il tennis e la formula uno.

Sei un ragazzo social?
No per nulla. Sui social ci sono, ma è come se non ci fossi.

Se non avessi fatto il calciatore cosa avresti fatto?
Non ci ho mai pensato, ti dico la verità, me lo hanno chiesto in tanti. Forse avendo avuto il papà che giocava a calcio, il mio obiettivo è sempre stato questo e non ho avuto modo di pensare ad altre alternative.

C’è qualche compagno che frequenti anche fuori dal campo?
Ho legato parecchio con Zaro, ma ho un rapporto bellissimo anche con tanti altri, Palumbo ad esempio. Siamo un gruppo unito e la cosa che mi dispiace di più è che, quando i risultati non vengono, si ha un’impressione diversa. Il nostro è uno spogliatoio fatto di brave persone, che si aiutano le une con le altre.

Dopo la sosta avete una partita importante col Catanzaro…
Credo che la sosta sia arrivata nel momento giusto. Sappiamo che nelle ultime tre partite non abbiamo fatto bene e ci dispiace soprattutto per i tifosi che ci seguono sempre in tanti. Sinceramente anche noi, dopo Cittadella, ci aspettavamo di fare un percorso diverso e siamo molto delusi da questa situazione. Questa partita, come tutte le ultime otto, la dovremo affrontare come una finale, non possiamo più permetterci distrazioni.

Ai tifosi cosa vorresti dire?
L’unica cosa che possiamo promettere ai tifosi è di dare tutto fino all’ultimo secondo, per poterli rendere orgogliosi e farli ricredere su di noi.

(di Giovanni Botti)

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