Il Parco archeologico della Terramara di Montale riapre domani, sabato 4 aprile, inaugurando una nuova stagione all’insegna dell’innovazione: nuove installazioni multimediali accompagnano i visitatori in un’esperienza ancora più immersiva, inclusiva e coinvolgente. La riapertura, prevista durante le festività pasquali – sabato 4, domenica 5 e lunedì 6 aprile – segna l’avvio di un programma che prosegue fino a domenica 7 giugno, nelle giornate festive e in alcune aperture straordinarie, tra cui sabato 23 maggio, in occasione della Notte Europea dei Musei. A oltre vent’anni dall’inaugurazione, il Parco continua a richiamare migliaia di visitatori – oltre 300 mila fino a oggi – grazie a una proposta capace di unire divulgazione scientifica e coinvolgimento diretto, collegando passato e presente e confermando il proprio ruolo educativo, in particolare rivolto alle scuole, grazie al lavoro di uno staff altamente qualificato.
Inaugurato nell’aprile 2004 come sezione “open air” del Museo Civico di Modena, il Parco è dedicato alle terramare, insediamenti dell’età del bronzo sviluppatisi tra il 1650 e il 1150 a.C. nella pianura padana, elemento identitario di questo territorio. Grazie anche alla ricostruzione a grandezza naturale di una parte del villaggio, basata sui dati emersi dagli scavi archeologici con fortificazioni, impianti produttivi, abitazioni, l’esperienza di visita al Parco si trasforma in una profonda immersione nel mondo di 3.500 anni fa. Con il progetto “Open Air & Open Use” si apre oggi un nuovo capitolo. Promosso dal Comune di Modena e finanziato con 315 mila euro dal PNRR, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, e integrato da fondi europei della Regione Emilia-Romagna PORFESR 2021-2027 (Programma operativo regionale del fondo europeo di sviluppo regionale), il progetto affronta la sfida di integrare la forte materialità del sito con la dimensione digitale.
Video e audio installazioni, ricostruzioni virtuali, proiezioni olografiche e ambienti immersivi rendono più immediata la comprensione di processi e contesti archeologici, ampliando l’accessibilità e favorendo modalità di fruizione più inclusive e coinvolgenti. A questi si affiancano strumenti pensati per tutti i pubblici, come audiodescrizioni, mappe tattili, contenuti in lingua dei segni e testi scritti.
“Il Parco di Montale è una miniera di informazioni già presenti negli apparati didascalici e raccontate dagli operatori che guidano le visite. L’importante progetto di rinnovamento che introduce nuove installazioni multimediali nell’area di scavo e nel percorso dedicato alla necropoli, segnando una svolta nella fruizione del sito, si inserisce nel solco di quel rapporto fra cultura e linguaggi digitali che ha portato Modena a diventare dal 2021 Città creativa Unesco, con l’obiettivo di stimolare la curiosità e la riflessione attraverso un approccio multisensoriale che generi un legame più diretto fra il visitatore e gli eventi di 3500 anni fa”, raccontano alla conferenza stampa di presentazione. Il Parco è stato realizzato in un’area adiacente al luogo dove sorgeva l’abitato dell’età del bronzo grazie a risorse europee e all’impegno congiunto dei Comuni di Modena e Castelnuovo Rangone.
“Da vent’anni – commenta la vice sindaca Sirotti Mattioli, anche assessora al turismo di Castelnuovo – per noi è un onore ospitare sul territorio comunale questo Parco che nasce dalla grande collaborazione con il Museo Civico e il Comune di Modena. Le migliaia di visite svolte in questi anni di attività sono, più di ogni altra parola, la testimonianza di quanto questo luogo sia un vero e inestimabile patrimonio collettivo, non solo a livello provinciale ma anche italiano ed europeo”.
La realizzazione del progetto porta la firma della ditta Santimone – Delumen srl, specializzata in installazioni multimediali per i beni culturali, che ha lavorato in stretto dialogo con la direzione scientifica del Parco. Le animazioni sono basate sulle illustrazioni di Riccardo Merlo, riprogettate in forma dinamica con tecnologie digitali avanzate, inclusa l’intelligenza artificiale. Con questo progetto il Parco rafforza il proprio ruolo di riferimento nazionale per l’archeologia pubblica e sperimentale, proiettandosi in una nuova fase di valorizzazione.



