Teatro: allo Storchi c’è “Orlando”, tratto dal capolavoro di Virginia Woolf

(foto di Andrea Macchia)
Andrea De Rosa, direttore di TPE – Teatro Piemonte Europa, dirige Anna Della Rosa, protagonista e unica interprete in scena, in “Orlandodal 26 febbraio al 1° marzo (giovedì e venerdì ore 20.30, sabato 19.00 e domenica 16.00) al Teatro Storchi di ModenaL’autore Fabrizio Sinisi firma la drammaturgia dello spettacolo lavorando sulla nuova traduzione di Nadia Fusini del romanzo “Orlando” pubblicato da Neri Pozza e sul carteggio fra Virginia Woolf e Vita Sackville-West “Scrivimi sempre a mezzanotte” edito da Donzelli Editore.
Venerdì 27 febbraio alle ore 17.30 appuntamento con il ciclo Conversando di teatro promosso da ERT e Associazione Amici dei Teatri Modenesi. Anna Della Rosa incontra il pubblico presso la Biblioteca Delfini (sala conferenze), modera Rita Monticelli, docente di Letteratura inglese, studi di genere e storia della cultura dell’Università degli Studi di Bologna, ospite Cristina Gamberi del Dipartimento delle Arti Università di Bologna. Nell’ambito del progetto Teatro No Limits, la replica di domenica 1° marzo è audiodescritta per gli spettatori non e ipo vedenti, in collaborazione con Centro Diego Fabbri di Forlì e grazie a Fondazione Banco San Geminiano e San Prospero.
Orlando è un giovane di nobili natali che, diventato il favorito della regina, trascorre tutte le sue giornate alla corte di Elisabetta I. Diventato trentenne, viene inviato come ambasciatore a Costantinopoli dove si risveglia da un sonno di sette notti in un corpo di donna. Una transizione misteriosa, mistica, celebrata nel romanzo di Virginia Woolf che, grazie alla sua relazione con la scrittrice e poetessa Vita Sackville-West, esplora il tema della libertà e del godimento sessuale. “Oltre che un classico di sconvolgente attualità – commenta Nadia Fusini – Orlando è un inno alla gioia esuberante dell’avventura, alla libertà; un manifesto alla possibilità di prenderselo, il piacere, secondo modelli alternativi alle leggi del conformismo patriarcale”.
Il 9 ottobre del 1927, Virginia Woolf scrive una lettera all’amata Vita: “Supponi che Orlando si riveli essere Vita e che sia tutto su di te e la lussuria della tua carne e la seduzione della tua mente… ti secca? Dì sì o no“. L’interlocutrice non si sottrae, accettando di diventare musa, oggetto e modello di uno dei romanzi più originali della letteratura moderna. La scrittura di “Orlandonasce così: come un omaggio d’amore, un atto di gioia offerto a una donna e al mondo. In un enigmatico intreccio fra opera e biografia, la vicenda di Orlando si trasforma in questo spettacolo in un inno all’estasi, una lunga, straordinaria lettera d’amore in forma di romanzo.
L’identità è un fantasma. Dal momento in cui cominciamo – scrive Andrea De Rosaa definirci come esseri umani adulti, stabiliamo dei confini entro i quali ci rintaniamo. Ma, per fortuna o per avventura, la vita spazza via tutto e travolge quegli steccati che tanto pazientemente avevamo costruito per proteggerci. Trascinati dalla inesauribile vitalità del suo Orlando, Virginia Woolf ci invita a viaggiare nello spazio e nel tempo, a oltrepassare quello steccato che ci tiene imprigionati nella trappola dell’identità, del maschile, del femminile e di tutte quelle convenzioni che sono solo il frutto del tempo in cui viviamo”.
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