Teatro, lirica: “Un ballo in maschera” di Verdi al Comunale Pavarotti-Freni

(Foto Teatro Comunale)

Ai primi di marzo il Teatro Comunale Pavarotti-Freni ospita “Un ballo in maschera” per la stagione lirica. Il capolavoro di Verdi si vedrà in uno degli spettacoli più apprezzati fra gli allestimenti che il Teatro Regio di Parma ha dedicato al compositore. Lo spettacolo è infatti curato nella parte visiva dal regista veneziano Massimo Gasparon che nel 2013 si era ispirato alle splendide scene e costumi della storica produzione di Pier Luigi Samaritani. “Potremmo definire questa ripresa un’occasione importante per ritrovare la modernità attraverso lo stile e la tradizione”, ha dichiarato il regista, “dove il nuovo deve nascere dal nucleo classico della tradizione melodrammatica. Sono onorato di avere ridato vita e ripreso questo allestimento, in quanto ho potuto studiare da vicino i bozzetti e le scene realizzate, ho scoperto dettagli preziosi e nascosti: una straordinaria occasione in termini professionali e umani, in questo affettuoso e sincero omaggio a un grande Maestro del nostro teatro”. Le date sono quelle di venerdì 3 marzo con sipario alle ore 20 e di domenica 5 marzo con inizio alle ore 15.30. Sul podio salirà il Maestro Alessandro D’Agostini.

“Un ballo in maschera” è sempre stato un cavallo di battaglia del repertorio verdiano, accanto alla popolare trilogia “Rigoletto”, “Il Trovatore” e “La Traviata” e alle ultime tre opere: “Aida”, “Otello” e “Falstaff”. Quando cominciò il rinascimento verdiano, negli anni ‘20 del secolo scorso, l’attenzione dei critici sembrò concentrarsi dapprima sulle opere ambiziose e più problematiche come “Macbeth”, “Simon Boccanegra”, “La forza del destino” e “Don Carlos”. Riguardo alla maestria equilibrata del Ballo sembrava ci fosse meno da dire. Ma nel corso del tempo il “Ballo” ha riconquistato attenzione. Il critico italiano Massimo Mila ha suggerito che “ancora più de La Traviata, Un ballo in maschera è un puro, esclusivo poema d’amore. Ne la Traviata, il canto d’amore è misto a una forte vena di protesta sociale, nulla di ciò esiste in Un ballo in maschera, che è davvero il vorticoso, tragico poema di un amore impossibile e disperato”. Morale: Un ballo in maschera sarebbe il “Tristano e Isotta di Verdi”.

Il libretto è di Antonio Somma, la cui fonte a sua volta fu il libretto di Eugène Scribe per Daniel Auber “Gustave III ou Le Bal masqué” (1833). La prima si tenne il 17 febbraio 1859 al Teatro Apollo di Roma. La trama è tratta da un fatto realmente accaduto: Gustavo III, re di Svezia dal 1771 al 1792, fu ferito da un uomo di corte durante un ballo il 16 marzo, e morì pochi giorni dopo. Il regicidio però non poteva essere rappresentato e la censura si accanì, costringendo Verdi a un’ambientazione americana (il protagonista, Riccardo, finirà per essere il conte di Boston). Eppure il Ballo in maschera è una delle grandi opere della maturità, dove gelosia, tradimento, amore e rinuncia – tipici temi verdiani – si uniscono a un’inedita leggerezza e ironia nel raffigurare lo sfondo su cui si snoda il poema di un amore impossibile e disperato.

Info e biglietteria: 059.2033010

 

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