La storia di cento meravigliosi quadri. La “Vendita di Dresda” in un libro di Previdi

La Galleria Estense è sicuramente una delle più prestigiose del nostro paese (chi ancora non la conoscesse lo invitiamo a visitarla), con opere, tra gli altri, di Correggio, Bernini, Velasquez e Guido Reni, ma avrebbe potuto essere ancora più importante senza uno degli episodi più controversi, in ambito storico-artistico, della lunga storia Estense: la ‘Vendita di Dresda’. Una vicenda a cui Carlo Previdi, scrittore modenese, ha dedicato un libro, “Tra Modena e Dresda: storia di cento meravigliosi quadri”, edito per la collana Il Fiorino. “Il motore che mi ha spinto a scrivere un libro di questo tipo – ci racconta – è stato, come sempre, la mia passione per la storia di Modena Capitale, una storia ragguardevole nel cui contesto la Vendita di Dresda fu un episodio estremamente importante, seppur in senso negativo”.

Carlo proviamo a raccontare cosa successe…
Successe che, tra il 1745 e il 1746, il duca di Modena Francesco III d’Este vendette ad Augusto III di Sassonia cento meravigliosi quadri che finirono a Dresda. Si parla di capolavori di Tiziano, del Correggio, del Velasquez e di tanti altri. Da diversi storici dell’arte questa è considerata la compravendita più importante di tutto il XVIII° secolo.

Quale fu il motivo che spinse il duca a vendere?
Fu un motivo principalmente economico. In quel periodo era in atto un’importante guerra di successione e c’era una situazione sociale e politica complicata. Francesco III e la sua corte dovettero allontanarsi da Modena e spostarsi a Venezia, e questo avvenne in un momento in cui, a causa delle spese effettuate per interventi urbanistici, ma anche per le ricche feste organizzate a corte, la situazione economica era diventata difficile. L’abate Gherardi scrisse a Ludovico Antonio Muratori che c’era persino la difficoltà di trovare qualcuno che affittasse dei locali per la corte estense. Per questo Francesco III fu costretto a vendere i quadri, la principale risorsa che aveva a disposizione.

Ci furono polemiche per questa sua decisione?
Si, diversi ministri del duca si lamentarono per questa vendita e lo stesso Muratori arrivò a dire che la maggior parte dei soldi della corte venivano utilizzati per spese militari, visto che Francesco III aveva cercato di aumentare il numero dei suoi soldati per affrontare meglio la guerra. Il duca, però, non si fece condizionare. Non credo, comunque, che fece questa scelta a cuor leggero. Lui stesso si vantava molto dei suoi quadri e più tardi si diede da fare per rimpolpare, in qualche modo, la collezione, come fecero del resto anche i suoi successori.

Dove erano posizionati ai tempi i quadri del duca?
Erano dentro il Palazzo Ducale e li rimasero finche ci furono gli Estensi. Lo stesso Francesco III si era dato da fare, assieme al pittore Consetti, per allestire nel palazzo un contesto adatto ad accoglierli e uno dei viaggiatori che li vide, il De Brosses, scrisse che erano collocati molto bene.

Ma perché proprio Dresda, che rapporti c’erano tra Modena e la città tedesca?
Guarda, intanto Augusto III di Sassonia era già venuto a Modena ad inizio ‘700, aveva visitato la Galleria Estense, che era parecchio rinomata, e ne era stato molto colpito, in particolare dal quadro “La notte” del Correggio, considerato un capolavoro. Lui non aveva problemi economici, era elettore di Sassonia e anche re di Polonia, e con Francesco III aveva già buoni rapporti, avendone sposato la cugina. Approfittando anche della situazione complicata dal punto di vista economico del duca Estense, dopo varie trattative complicate, Augusto III riuscì a comprare questi cento quadri.

Dove finirono?
Alla Gemaldegalerie di Dresda. Quella tedesca era ai tempi una città molto bella, un vero gioiellino di stile barocco. Era considerata la “Firenze d’Oriente”. Tutt’ora quei quadri, nel frattempo diventati 80 per varie vicende, sono nella Galleria di Dresda, che è considerata una delle più importanti al mondo.

E i venti quadri mancanti?
Una parte sono andati dispersi nel corso dei secoli per svariati motivi, come spesso succede, mentre altri, dodici, sono andati distrutti durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Il 13 e 14 febbraio del 1945, Dresda fu praticamente rasa al suolo. Se molti di quei quadri sono stati salvati lo si deve a un tenente sovietico, tale Rabinovich, che era un pittore e un appassionato d’arte. Questi riuscì a trovare una mappa dei luoghi dove erano stati nascosti e ne recuperò la maggior parte. Alcuni, come la “Madonna sistina” del Raffaello, trovata in una pietraia immersa nell’acqua, erano in cattive condizioni e si dovettero chiamare da Mosca dei restauratori per sistemarli. Inizialmente finirono in Russia come bottino di guerra poi, dopo la morte di Stalin, furono restituiti a Dresda, forse anche per i rapporti diplomatici con la allora DDR.

di Giovanni Botti

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