Un romanzo che tinge di giallo Castelnuovo. Intervista all’autrice Rossella Fogliani

Un paese di provincia, due vite che si intrecciano, la perfezione di facciata che cela segreti famigliari, suspence e colpi di scena in una storia che tiene il lettore dall’inizio alla fine. Un inizio fissato già nella copertina de “La maschera degli avversi” primo romanzo giallo della castelnovese Rossella Fogliani, ambientato appunto a Castelnuovo Rangone.

Come nasce Rossella Fogliani autrice di romanzi?
Da lontano: ho sempre amato fantasticare leggendo libri e ascoltando musica, soprattutto opera lirica. Ad un certo punto, poco più che adolescente, ho iniziato a scrivere piccole cose per poi crescere col tempo fino a questo romanzo, passando per la poesia e altri due romanzi pubblicati negli anni scorsi ma diversi da questo. Per me è una forma di svago, per liberare la mente e rilassarmi immaginando altri mondi, altre storie.

Perché ha sentito il bisogno di un romanzo giallo?
Mi sono sempre piaciuti i misteri, le cose da svelare, gli intrighi… Chissà, forse è stata l’influenza di Sherlock Holmes o della Signora in giallo! Alla fine ho provato a cimentarmi in un giallo un po’ fuori dagli schemi ambientato a Castelnuovo Rangone, dove abito da sempre, e non solo. Una curiosità: l’idea del mistero sul decesso di Tancredi mi venne proprio camminando sul percorso Sole, accanto al Tiepido. Il passaggio sul ponte ciclopedonale con il cambio di rumore dei passi e i piloni in cemento mi accese la fantasia.

Quanto è protagonista il territorio?
Gioca un ruolo importante, anche se magari non è così evidente. Le dinamiche di paese, i luoghi iconici, le atmosfere…  È un po’ come se fosse un protagonista fuori dal palcoscenico: se non ci fossero le chiacchiere di paese, il ponte ciclopedonale o la piazza centrale non sarei riuscita a raccontare questa storia, inventata che si basa su luoghi che vivo da sempre. Amo la vita di paese.

È una copertina che sprona il lettore ad aprire il libro: può definirsi studiata e voluta?
Il merito è dell’editore che ha proposto di usare una delle foto che si trovano all’interno del volume. E quando l’ho vista mi è piaciuta molto! Tra le pagine si trovano altre foto di luoghi citati nella storia assieme ad alcuni QRCode che permettono al lettore di ascoltare i brani musicali che accompagnano la vicenda. Penso sia una bella trovata, la possibilità a chi non conosce il paese di visualizzare i luoghi, e non solo di immaginarli.

Due le donne protagoniste. Che affascinano il lettore da subito e lo trascinano in un viaggio tutto loro…
Si, sono due donne molto diverse tra loro, con tratti e caratteri particolari. Sono costrette, in un certo senso, a trovare un compromesso per superare gli ostacoli: un incontro nato dall’incarico conferito al Capitano Fermi di indagare sul decesso del padre di Elena le porterà a scoprire ben altro. Quando iniziai a scrivere il libro il personaggio di Elena era ben definito mentre quello del Capitano più incerto. Non volevo lo stereotipo dell’agente uomo e bello che arriva a salvare la donzella in pericolo. E così, come l’ambientazione è in un piccolo Comune, ho scelto un capitano donna. Le donne sono ormai a tutti i livelli delle forze armate, e man mano che andavo avanti questa scelta mi convinceva sempre di più. Il fatto poi che dovessero interagire, mi ha dato la possibilità di affrontare temi particolari che, appunto, trascinano il lettore assieme al mistero.

Ci sono anche risvolti famigliari in questo suo romanzo?
Il ruolo della famiglia di Elena è molto importante: verranno a galla i risvolti nascosti della famiglia perfetta e azienda florida. Si scoprirà qualcosa anche di quella del capitano Fermi: un’altra famiglia che fa scelte e prende decisioni specifiche. In fondo le due protagoniste provengono da nuclei familiari particolari, alla ricerca entrambe di un affrancamento da essi. Vogliono affermarsi per ciò che sono, non per le etichette date loro da altri.

Il finale lo ha immaginato dall’inizio, o è maturato in corso d’opera?
Inizialmente scrivevo quello che mi veniva in mente, avevo un’idea a grandi linee di dove andare ma senza una scaletta precisa. Quando ho messo insieme i vari pezzi mi sono resa conto di non sapere come far terminare la storia. L’idea arrivò per caso, mentre ero in uno dei locali del municipio e mi accorsi che dalla sala si sentiva nettamente la banda che, in piazza, suonava diversi brani per le celebrazioni del XXV Aprile. Ripensando poi a quel momento mi venne in mente il finale e così è stato. Una curiosità: l’ultimo pezzo che ho scritto è stato paradossalmente il prologo.

Il romanzo sarà presentato a Spilamberto il prossimo 28 giugno.

(di Fili.Pe.)

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