Gli antichi palazzi di Modena e le loro storie. Gabriele Sorrentino le ha raccontate in un libro

(foto di Daniela Ori)

È uscito a ottobre per le Edizioni della Sera il nuovo libro di Gabriele Sorrentino: “Guida ai palazzi di Modena. Viaggio romantico tra i palazzi storici della città”. È una guida, sì, ma agile, tutta da leggere con gusto e senza ansie enciclopediche. “L’idea era proporre un percorso un po’ diverso rispetto a quello classico delle guide turistiche”, spiega l’autore. “Ci sono 13 palazzi, rilevanti non solo architettonicamente, ma con storie e personaggi da raccontare. Per ogni palazzo c’è un racconto”.

Prova a fare qualche esempio…
Penso subito al Palazzo Ducale e a Francesco I d’Este, il duca che lo ha voluto. Racconto come gli estensi sono arrivati a Modena, cosa c’era prima del Palazzo Ducale, la scelta di realizzare il palazzo e altre curiosità. Lì vicino, in corso Vittorio Emanuele, c’è Palazzo Rango d’Aragona, oggi sede dell’Accademia di Scienze, Lettere e Arti, e qui racconto di Paolo Rango, nientemeno che un avventuriero, spadaccino, giocatore d’azzardo, amico di Casanova. A un certo punto riesce a ottenere una patente di nobiltà e arricchisce il suo nome con d’Aragona, va in Inghilterra, sposa una ricca vedova inglese e, pieno di soldi, cerca una città in cui fare l’ultimo tratto di ascesa sociale. A Modena Francesco III, che era in difficoltà economiche, accoglie questa coppia facoltosa e li fa diventare marchesi, affidandogli il palazzo in comodato con l’obbligo di ristrutturarlo. Insomma, si compie la clamorosa carriera di un avventuriero.

Altro palazzo e altra storia?
Palazzo Termanini in via Emilia, vicino al forno San Biagio. Il vicoletto dove c’era il cinema Embassy si chiama vicolo dell’Albergo perché quel palazzo era l’albergo reale dove dormivano i nobili. Ci ha dormito anche Vittorio Emanuele II. Alla fine del ‘700 passa da Modena Papa Pio VI catturato da Napoleone nella sua fase ancora rivoluzionaria. I modenesi avevano paura di Napoleone e nessuno volle ospitare il Papa che venne abbandonato un po’ a sé stesso nella tappa modenese. L’unica persona che se ne prese cura fu il custode del palazzo. Per sdebitarsi il Papa, nulla tenente, gli donò un germoglio di glicine. Bene, quel glicine ora ha più di due secoli e si trova nel cortile del palazzo.

Altre Papi coinvolti nel volume?
Pio IX, l’ultimo Papa Re, che verrà ospite di Francesco V, l’ultimo duca di Modena. Il Papa arriva in città nel maggio 1957. Insieme al duca si affaccia dal Palazzo Ducale con la piazza in festa che lo acclama. Tre anni dopo nella stessa piazza si affaccerà Vittorio Emanuele II e la folla acclamerà lo stesso.

Sono vicende che già avevi da tempo nel tuo bagaglio storico?
Non tutte. In alcune mi ero già imbattuto, altre le ho scoperte.

C’è anche una storia che riguarda il palazzo del Collegio San Carlo, vero?
Sì, è lì che vennero scoperti per la prima volta i globuli bianchi. Il San Carlo nasce come collegio dei nobili e anche sede universitaria. Siamo nel 700 e il personaggio in questione è Lazzaro Spallanzani. Era di Scandiano, ma frequentò anche a Modena. Avrebbe dovuto diventare un giurista, poi si appassionò alle scienze naturali. Fece per primo un esperimento: prese una salamandra, ne osservò il circolo sanguigno e si rese conto che è composto di cellule di forme diverse, identificando appunto i globuli bianchi. Tutto questo a Modena.

Definisci Modena città all’apparenza sonnacchiosa e rassicurante che nasconde un’anima complessa e inquieta: confermi?
Sì, dietro la facciata ordinata dei palazzi si scoprono tanti fatti curiosi: il teschio di un grande pittore (ndr. Correggio) conservato dentro una scuola, storie di fantasmi, esorcismi…

Definisci il tuo libro anche un viaggio romantico: come esce fuori la nota romantica?
Nella parte narrativa ho cercato di trasmettere le emozioni, le paure dei personaggi coinvolti. Ma il romanticismo è anche ottocentesco quando menziono le lettere, le poesie, le musiche che gli autori, ospitati dalla marchesa Vittoria Carandini Trivulzio, le regalano come ringraziamento per averli ospitati, come usava allora.

C’è qualche presentazione in programma?
Sì, a gennaio: il 22 alle 18 saremo al Teatro Tempio, il 23, alla stessa ora, al Teatro Alberione, sempre in centro. In più, con l’associazione “I semi neri” di cui faccio parte, abbiamo già sperimentato un itinerario guidato del centro storico, con la supervisione della nostra presidente Daniela Ori, sulle tracce di alcuni dei palazzi del libro, con una guida professionista che spiega e le letture di brani del libro. È riuscito talmente bene che lo riproporremo, magari a marzo quando le temperature saranno un po’ più miti.

(di Francesco Rossetti)

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