Eric Clapton – “Meanwhile”
La notizia di un nuovo album di Eric Clapton è arrivata, come un fulmine a ciel sereno, lo scorso settembre, un paio di settimane prima della sua pubblicazione, al momento solo in streaming (il formato fisico, vinile e CD, arriverà nei negozi il 24 gennaio). “Meanwhile”, questo è il titolo del disco, è il primo lavoro in studio del chitarrista inglese a otto anni dal più che discreto “I Still Do” (in mezzo però ci sono stati un paio di live, un interessante album natalizio e le nuove versioni acustiche di suoi brani già noti di “Lady in the Balcony”, le registrazioni del periodo del lockdown), e vede Slowhand proporre una track list di 14 canzoni, sei nuove di zecca e otto già pubblicate come singoli negli ultimi anni, assieme ad ospiti di prestigio come Van Morrison, Jeff Beck e Judith Hill. E bisogna dire che, abbastanza sorprendentemente, i brani nuovi e quelli già pubblicati si legano piuttosto bene, componendo un album più omogeno del previsto di puro Clapton sound. Certo gli assoli di chitarra elettrica e il vigore blues di inizio carriera sono lontani e l’atmosfera di “Meanwhile” è maggiormente intrisa di intimismo con diverse ballate e folk-song.
Gli episodi più movimentati, comunque non mancano, come l’iniziale e cadenzata “Pompous Fool”, dal piglio quasi southern, o le tre canzoni di protesta contro il lockdown registrate assieme a Van Morrison (su tutte il soul-pop di “This Has Gotta Stop”), ma i momenti migliori del disco sono proprio le ballate, soul, folk e blues, nelle quali la classe di Clapton emerge in pieno. Bellissima ad esempio “Heart of a Child”, di oltre sette minuti, con una deliziosa chitarra acustica a guidare la melodia, ma anche “Sam Hall”, intenso irish-folk sullo stile dell’ultimo Knopfler, non è da meno. Da segnalare poi l’elegante versione del classico “Moon River” registrata assieme a Jeff Beck poco prima della scomparsa del chitarrista, e i conclusivi slow-blues “You’ve Changed” e “Misfortune”, genere nel quale Clapton è un maestro. Un ritorno gradito e in un certo senso sorprendente.
di Giovanni Botti



