Il disco della settimana: i Gov’t Mule e il loro “Heavy Load Blues”

Gov’t Mule – “Heavy Load Blues” 

Nati da una costola degli Allman Brothers intorno alla metà degli anni ‘90 (il loro primo album omonimo è del 1995), i Gov’t Mule di Warren Haynes hanno sempre proposto nei loro dischi e soprattutto nelle loro esibizioni live una buona dose di blues e di rock-blues, come è da tradizione di certe band sudiste legate al mondo Allman. Mai però, nonostante se ne parlasse già da tempo, avevano registrato un album interamente dedicato alla ‘musica del diavolo’. A consentire loro di trasformare questa possibilità in realtà ci ha pensato la pandemia che ha condizionato a lungo (e continua a condizionare) i concerti dal vivo. Avendo un po’ più di tempo a disposizione Haynes e compagni si sono ritirati negli studi Power Station del New England e hanno portato avanti due progetti paralleli: la registrazione di un nuovo album del loro classico southern-rock, che uscirà verosimilmente nel 2022, e quella di una serie di canzoni blues e soul, tra cover e brani scritti per l’occasione, che sono andate a comporre questo “Heavy Load Blues”, arrivato nei negozi un paio di settimane fa.

Warren Haynes, oltre ad essere un chitarrista straordinario, è anche un ottimo cantante, assolutamente adatto a interpretare il blues e il soul, e il nuovo disco, registrato dal vivo in studio, è davvero bello, suonato alla grande dalla band composta dai fidi Matt Abts, batteria, Jorgen Carlsson, basso, e Danny Louis, tastiere, chitarre e cori. Dodici canzoni (21 in una gustosissima versione deluxe), che spaziano dal blues più classico – l’iniziale “Blues Before Sunrise” di Leroy Carr, ma anche la vibrante “(Brother Bill) Last Clean Shirt”, un brano dimenticato degli Animals della seconda metà dei ‘70 – al soul in chiave minore come la splendida “Ain’t No Love In The Heart of The City” di Bobby “Blue” Bland, con un grande assolo finale di Haynes. E poi c’è una versione tosta ed intensa di “Make it Rain”, brano del Tom Waits anni 2000, ma anche due deliziose oasi acustiche firmate dallo stesso Haynes che le interpreta da solo, voce e chitarra: stiamo parlando della lunga e claptoniana “Heavy Load” e della conclusiva e fascinosa “Black Horizon”. Da ascoltare e riascoltare.

di Giovanni Botti

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