Martedì 17 febbraio 2009, si gioca in infrasettimanale la 26ª giornata della serie B. Il Modena, ultimo in classifica a dieci punti dalla zona salvezza, riceve al Braglia l’Empoli e in pochi ormai credono in un’impresa che sembra impossibile. I canarini prendono troppi gol (ben 45 in 25 partite) e, pur segnando con una certa regolarità, non vincono quasi mai. La sconfitta di Salerno poi ha accentuato la tensione intorno alla squadra e si vocifera di un acceso confronto negli spogliatoi dell’Arechi tra alcuni giocatori e il tecnico Gigi Apolloni (foto). Contro l’Empoli di Baldini, Apolloni finalmente decide di operare un cambio tattico, invocato da molti addetti ai lavori, che si rivelerà fondamentale: il passaggio alla difesa a tre. Gozzi, Diagouraga e Perna sono i centrali, Mimmo Giampà, appena tornato in gialloblu dopo una prima parte di stagione a Salerno, e Gemiti gli esterni a tutta fascia di un 3-4-1-2.
Fin dai primi minuti il Modena sembra un’altra squadra. Pinardi, schierato come rifinitore dietro Bruno e Biabiany, impegna il portiere dell’Empoli Bassi su punizione mentre dall’altra parte Paolo Castelli, preferito a un Frezzolini non in forma, salva in tuffo su Corvia. Al 35’ i canarini passano in vantaggio. Giampà riceve il pallone sulla trequarti e da circa una ventina di metri calcia in porta con precisione sorprendendo Bassi. La difesa regge bene sulla reazione toscana e in contropiede la velocità di Biabiany crea molti problemi alla squadra di Baldini. E proprio il giovane francese, ad inizio ripresa, brucia sulla corsa i difensori dell’Empoli su assist filtrante di Pinardi e, con un preciso rasoterra, batte Bassi in uscita. L’Empoli continua a non pungere e al 77’ il Modena chiude il match con il portoghese De Oliveira, che ribatte in rete una respinta corta del portiere su conclusione da centro area di Longo. “Avessimo sempre giocato così ci saremmo potuti salvare” si dice, con un po’ di amarezza, sugli spalti del Braglia. In pochi ancora immaginano che quella vittoria sarà l’inizio di una rimonta conclusa a Trieste con una clamorosa salvezza.
di Giovanni Botti




