I grandi spettacoli del festival Aperto di Reggio Emilia

Trentatre tra spettacoli e workshops, 55 repliche, 8 tra produzioni e coproduzioni, 11 tra prime assolute e prime italiane: questi alcuni dei numeri che caratterizzano l’edizione 2024 del Festival Aperto di Reggio Emilia, in pieno svolgimento. Un cartellone internazionale con un titolo-tema – “Principio Speranza” – che viene declinato attraverso concerti, opere, performance, coreografie, installazioni, spettacoli, e incursioni multimediali per interrogarsi su una contemporaneità che non può che nutrirsi del “principio speranza”.
I luoghi che accolgono gli artisti sono i teatri Valli, Ariosto e Cavallerizza, i chiostri di San Pietro, piazza Martiri del 7 luglio, e la Collezione d’arte Maramotti, dove si chiuderà il festival con una serie di performance sull’arte povera firmate da Anna Teresa de Keersmaeker.

E di grande qualità, come sempre, sono gli spettacoli di danza contemporanea, di taglio alto internazionale: a Reggio arrivano nomi da grande evento, a partire dal collettivo “(La)Horde!” del Ballet National de Marseille, con una riproposta alternata del penultimo e dell’ultimo loro successo.
“Folkå”, in prima nazionale, segna il ritorno dell’acclamato NDT2, assieme al visionario coreografo Marcos Morau; dalla Grecia, Euripides Laskaridis con ‘Lapis Lazuli’ si ispira all’affascinante pietra semipreziosa blu rinomata per il suo comportamento imprevedibile sotto pressione; dalla Cina ecco Tao Dance Theater, Leone d’Argento alla Biennale della Danza 2023, considerato uno dei fenomeni più interessanti della scena contemporanea internazionale (foto Fan Xi).

Ancora, Trajal Harrell, tra i maggiori danzatori e coreografi americani, rimette su un palco italiano, a un anno dalla rappresentazione in Triennale Milano, sette danzatori trasportati da “The Köln Concert” di Keith Jarrett, la registrazione jazz per pianoforte più famosa di tutti i tempi.

Tutto il programma è qui

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