Sarà una serata di musica e suggestioni americane quella in programma mercoledì 27 agosto alle 21 in piazza Sant’Agostino a Modena: sul palco arriva l’energia travolgente dei Mandolin’ Brothers, storica formazione italiana di roots rock, ospite di “santAGOstino, una piazza per la cultura”, la rassegna estiva promossa da Comune di Modena, Fondazione di Modena e Fondazione Ago. L’appuntamento, realizzato in collaborazione con la rassegna “Note al Lennon” di Castelnuovo Rangone, è a ingresso gratuito.
Chi li conosce sa che i Mandolin’ Brothers non sono solo una band, ma un vero e proprio pezzo di storia della musica live in Italia: oltre quarant’anni di concerti nei club più importanti, tour negli Stati Uniti, inviti nei principali festival blues italiani ed europei. Nati nel 1979 dall’intuizione di Jimmy Ragazzon e Paolo Canevari, il gruppo ha saputo reinventarsi più volte, passando dal country blues acustico alle potenti sonorità elettriche, fino a quell’inconfondibile miscela di mandolini, slide guitar, organi e fisarmoniche che oggi definisce il loro sound: un viaggio che va dal border messicano allo swamp rock della Louisiana, senza mai abbandonare le radici blues.
In quattro decenni di musica hanno conquistato pubblico e critica: nel 2007 e nel 2009 sono stati invitati a esibirsi in Florida e in Texas, ad Austin hanno anche registrato uno dei loro dischi più importanti; nel 2012 hanno vinto il concorso Suonare@Folkest. L’ultimo album, “Far Out”, prodotto da Jono Manson con la partecipazione di ospiti prestigiosi come Cindy Cashdollar e John Popper, ha raccolto recensioni entusiastiche e confermato i Mandolin’ Brothers come la migliore formazione italiana di roots rock.
Sul palco modenese si presenteranno nella formazione più consolidata: Jimmy Ragazzon (voce, armonica), icona e anima della band; Paolo Canevari (slide guitar), Marco Rovino (voce, chitarre, mandolino), Riccardo Maccabruni (voce, piano, organo e fisarmonica), Joe Barreca (basso) e Daniele Negro (batteria).
Il loro segreto? Non inseguire mode né fretta discografica, ma restare fedeli a un sogno, suonando ogni settimana, lasciando che i dischi nascano solo quando c’è davvero qualcosa da dire. È un approccio che deve molto ai grandi poeti e musicisti americani che li hanno ispirati: Kerouac, Ginsberg, Burroughs, Dylan. Voci e parole che continuano a echeggiare nei loro testi, in quell’idea di musica come ricerca di pace, uguaglianza, rispetto per la natura e curiosità verso le culture di tutto il mondo.



