Maturità, al via gli orali: curiosità e riflessioni con Silvia Menabue, dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale

Sono esattamente 6.082 a Modena e in provincia le ragazze e i ragazzi impegnati in questi giorni con l’esame di maturità. Assolte le due prove scritte del 19 e 20 giugno, ora ad attenderli c’è l’orale, incubo eterno dei maturandi ma chissà se quest’anno, con la nuova maturità, le cose andranno diversamente. Ne parla con noi Silvia Menabue, dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale.

Nella prima prova scritta, comune a tutti, quali sono state le tracce più scelte?
Guardi le scuole riferiscono direttamente al Miur che dirama i report e sulla base di questi, in linea di massima, la più scelta è stata quella sull’illusione della conoscenza. Sul podio, poi, al secondo posto c’è ‘Istruzioni per l’uso del futuro. Il patrimonio culturale e la democrazia che verrà’ dal titolo del libro di Tomaso Montanari e al terzo posto la traccia su Gino Bartali tra sport e storia.

Già iniziati i colloqui? Fino a quando continueranno?
Sì e finiranno intorno al 10 luglio. Qualche commissione potrebbe finire anche entro giugno, dipende dal numero di alunni.

Tra le altre cose, all’orale si chiede di esporre un argomento, collegando le varie materie in un’ottica interdisciplinare. Accade ancora, però, che il sapere venga trasmesso a compartimenti stagni. Non è chiedere troppo ai ragazzi?
Non dovrebbe esserlo. Da anni la scuola lavora sulla didattica per competenze, sviluppando la capacità di tradurre le conoscenze in abilità. I laboratori o l’alternanza scuola-lavoro (ora ‘percorso per le competenze traversali e l’orientamento’) vanno in quella direzione, per costruire competenze traversali, richieste dal mondo del lavoro, ma anche competenze alte di cittadinanza richieste nella società della conoscenza. Le competenze trasversali sono, oggi, profondamente incardinate nei programmi delle discipline. Si lavora molto per progetti e percorsi trasversali.

Sul voto finale incide per il 40% la carriera scolastica complessiva dell’alunno, è una delle novità della maturità. Rispetto a prima, si riconosce maggior peso alla storia scolastica dello studente. Era ora, non crede?
Sì! L’esame di maturità è la conclusione di un percorso, un traguardo. La scuola superiore costruisce un bagaglio di conoscenze e competenze che l’esame deve far proprio. La valutazione intermedia e conclusiva dei diversi anni c’è già stata e i commissari d’esame non sono chiamati a testare di nuovo il possesso di quelle competenze. L’esame tira le somme, diciamo, di una maturità che si è sviluppata attraverso l’intero percorso scolastico: è la filosofia di questo nuovo esame. La prima prova scritta con una forte trasversalità, le seconde prove che intrecciano discipline diverse, il colloquio partendo da uno spunto iniziale di carattere trasversale, la narrazione dell’esperienza di alternanza, la parte su cittadinanza e costituzione e, da ultimo, la correzione delle prove… L’esame non più come ennesima valutazione di conoscenze ma come chiusura di un percorso, sapendo che sulle singole discipline l’alunno è già stato valutato. Ben venga un esame che non vuole essere la somma di tante prove e interrogazioni svolte, ma il coronamento di un percorso scolastico che ora pesa di più sul voto finale.

Lei, per tanti anni professoressa, che voto darebbe a questa nuova maturità?
Direi un 7 e ½, perché la filosofia di fondo di questo esame, che scardina la visione della maturità come somma di prove e interrogazioni, è di certo vincente. Il nuovo impianto d’esame è migliorabile ma promosso a pieni voti. Resta un dubbio sulla realizzazione pratica del colloquio. Qui molto dipende dalla capacità dei docenti di evitare che diventi una composizione di singoli frammenti di interrogazioni e far sì, invece, che sia davvero trasversale. Vedremo…

Nella prima prova scritta, quale traccia avrebbe scelto?
La traccia sulle neuroscienze, quella sull’illusione della conoscenza.

 

di Patrizia Palladino

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