Il disco della settimana: Van Morrison live alla scuola di Orangefield

Van Morrison – Live at Orangfield

Van Morrison pubblica ormai regolarmente due se non tre album all’anno, ancora di più adesso che ha deciso di aprire i suoi archivi e di creare una propria casa discografica, la Orangefield Records. La seconda uscita per la propria etichetta, dopo il disco strumentale del 2023, è un live che raccoglie il meglio di tre concerti-evento tenuti nel 2014, per la precisione il 22, 23 e 24 agosto, in occasione della chiusura definitiva della scuola media di Orangefield a Belfast, frequentata a fine anni ’50 dal Morrison ragazzo. Un “luogo sacro” della giovinezza dell’irlandese, celebrato anche da una splendida canzone apparsa su “Avalon Sunset”, l’album del 1989. Accompagnato, come sempre, da un’ottima band, formata da Paul Moran, piano e tromba, Dave Keary, chitarre, Paul Moore, basso, Bobby Ruggiero,  batteria, Chris White, sax, clarinetto e flauto, e dalle voci di Dana Masters e Jolene O’Hara ai cori, un Van The Man in gran forma propone un repertorio che rappresenta un mix tra classici del passato e brani più recenti, riproposti con nuovi arrangiamenti.

Alla prima categoria appartiene il medley iniziale che parte con lo strumentale “Celtic Excavation” (da “Poetic Champions Compose” dell’87), con Morrison al sax, e un’intensa versione di “Into the Mystic”, cantata dall’irlandese con grande pathos. Tra i classici di inizio carriera spiccano anche la lunga “Ballerina”, uno dei pezzi chiave di “Astral Weeks”, posta quasi in chiusura di concerto, e una “Moondance” particolarmente swing, mentre uno dei momenti più emozionanti del disco è proprio “Orangefield”, interpretata con grande potenza espressiva. Dalla produzione anni ’90 dell’irlandese, arrivano invece “Rough God Goes Riding”, che apriva “The Healing Game” del 1997, e una splendida “Enlightenment” basata su una ritmica leggermente più cadenzata dell’originale apparsa sull’omonimo disco del 1990. Chiusura affidata ad una “In The Garden” intrisa di misticismo e con all’interno i primi germi di “Holy Guardian Angel”, deliziosa ballata inclusa poi in “Keep Me Singing”, uscito due anni dopo. Da non perdere.

di Giovanni Botti

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