Salute & Benessere: Tallonite, un problema molto diffuso tra i runner (e non solo)

Dolore localizzato a livello del calcagno, che si manifesta nel momento in cui il piede entra in contatto con il terreno, ma anche quando finisce la parentesi del passo dedicata al carico: in queste poche parole, il quadro sintomatologico della tallonite, l’infiammazione del tallone conosciuta anche come talalgia. Questa problematica, che coinvolge almeno una persona su dieci nel corso dell’esistenza, si rivela molto fastidiosa in quanto, come appena accennato, provoca dolore nel camminare ma anche nel correre, impattando quindi sulla conduzione di una vita attiva, aspetto fondamentale per la salute.

Provocata, nel caso dei soggetti adulti, dalla cosiddetta spina calcaneare, ossia un quadro di irritazione a carico della prima parte della fascia plantare, ma anche da traumi a carico di quest’ultima, particolarmente frequenti nella corsa e in grado di provocare anche ematomi, per non parlare delle situazioni in cui c’è un appoggio scorretto del piede, può riguardare, oltre agli sportivi, anche persone con una vita più sedentaria. Particolarmente a rischio sono i soggetti che hanno ricevuto una diagnosi di piede piatto.

Diagnosticabile tramite una semplice osservazione clinica da parte dello specialista, richiede un’attenzione particolare ai rimedi. La durata della sintomatologia dolorosa, soprattutto in presenza di un quadro infiammatorio a livello del periostio, può protrarsi anche per diversi mesi, motivo per cui, come in tantissimi casi, prima si entra in azione, meglio è. Il riposo è alleato prezioso in questi frangenti, soprattutto se associato a terapie fisiche e strumentali come la tecar e le onde d’urto. Il medico può altresì consigliare l’utilizzo di plantari ortopedici specifici – niente paura: si possono agevolmente trovare sui siti di e-farmacie regolarmente autorizzate, come il celebre portale di Farmacia CEF – aventi lo scopo di aiutare il piede ad ammortizzare meglio e a stabilizzare il movimento, attenuando l’impatto di eventuali difetti morfologici.

Il ricorso alla chirurgia, seppur possibile, è molto raro. Il motivo è legato al fatto che, nel momento in cui si interviene operando ed eliminando le calcificazioni, si espone la fascia plantare a danni potenzialmente rilevanti. Ad oggi, il gold standard vede sempre di più un affiancamento tra l’utilizzo delle ortesi e il ricorso a terapie strumentali. Le onde d’urto si rivelano particolarmente efficaci e, in media, permettono di apprezzare una riduzione del dolore anche nell’arco di tre sedute. Conta ovviamente tanto pure lo stile di vita del paziente, al quale viene spesso consigliato di fare stretching.

Nel momento in cui riprende a fare sport, se si corre è consigliabile evitare di farlo sull’asfalto. Molto meglio, anche se si indossano calzature tecniche, è il terreno ad hoc della pista d’atletica. Essenziale è ovviamente la gradualità: una volta che il dolore si è ridotto, si può ricominciare, valutando magari una riduzione del carico di sforzo, sempre sotto la guida di un personal trainer qualificato.

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