Paul McCartney – The Boys of Dungeon Lane
Beatles vs Rolling Stones. Non è solo il ricordo delle fazioni in cui si dividevano i giovani che ascoltavano musica negli anni ’60, ma è anche il confronto tra i due dischi più attesi di questo inizio estate: il nuovo di Paul McCartney, già arrivato nei negozi da qualche settimana, e Foreign Tongues, dell’immarcescibile band di Jagger e Richards, è uscito lo scorso 10 di luglio. In attesa di ascoltare con attenzione le nuove canzoni degli Stones, possiamo dire che quelle dell’ex Beatles sono una vera sorpresa. Anzi The Boys of Dungeon Lane, pubblicato cinque anni dopo McCartney III, il più che discreto album registrato in piena pandemia, è il miglior disco di Macca dai tempi di Chaos and Creation in the Backyard del 2005. Prodotto da McCartney assieme a Andrew Watt, già in cabina di regia con Elton John e Rolling Stones, il nuovo lavoro vede l’ex Fab Four suonare la maggior parte degli strumenti, con poche eccezioni e alcuni ospiti. Ringo Starr, l’altro Beatle superstite, suona la batteria e canta nel brillante pop-rock Home to Us, mentre Chrissie Hynde dei Pretenders e Sharleen Spiteri dei Texas prestano le loro voci per alcune parti corali.
Nelle 14 canzoni della track list ci sono tutte le anime di McCartney, quella melodica, quella rock, quella sperimentale, che si fondono perfettamente anche all’interno della stessa canzone. Ciò è evidente nell’iniziale As you lie there, che parte con un parlato e una chitarra acustica, si evolve in un brano più rock con spunti quasi psichedelici e torna nel finale ad una delicata melodia acustica. Days we left behind, il primo singolo svelato in streaming, è una deliziosa ballata che cresce nel finale, mentre Never Know ha l’atmosfera della California anni ’70. Nella parte conclusiva del disco McCartney dimostra di saper ancora comporre quei brani melodici che lo hanno reso celebre. Life can be hard, in potenza, è già un classico, mentre la conclusiva Momma Gets By vede una bella melodia costruita al piano, avvolta da un fascinoso arrangiamento orchestrale. La classe non tramonta mai, nemmeno a 84 anni.
di Giovanni Botti


