Le tappe più memorabili dei grandi giri sono da sempre quelle di montagna. E’ sulle grandi vette che si è fatta la storia di campioni del passato come Fausto Coppi o Charly Gaul, ed è in queste che tutt’oggi si decidono quasi tutte le sfide tra i grandi del ciclismo moderno. Sulle montagne del modenese c’è una salita, quella di Pian del Falco, vicino a Sestola, inserita in più di un occasione nel percorso della corsa Rosa e che ormai 54 anni fece conoscere al grande pubblico un allora sconosciuto scalatore spagnolo che diventerà grande, riuscendo a mettere in seria difficoltà persino il Cannibale Eddy Merckx. Stiamo parlando di Josè Manuel Fuente (foto), detto “El Tarangù” (“Lo spensierato”), ma da qualcuno definito anche “Il camoscio” per le sue doti di scalatore.
1971, si scala Pian del Falco
Il 30 maggio 1971 si corre la 10ª tappa del cinquantaquattresimo Giro d’Italia, da Forte dei Marmi a Pian del Falco di Sestola. Una frazione appenninica con un arrivo in salita in cui si attendono le prime scaramucce tra i big, rimasti nascosti per tutta la settimana precedente. In maglia rosa c’è il trentino Claudio Michelotto con 2’25” di vantaggio su Aldo Moser, il fratello più anziano di Francesco. Sulle strade che portano verso Sestola i tifosi sono in fibrillazione in attesa di uno scatto di Gimondi o di “Cuore Matto” Franco Bitossi. I big però si studiano e restano a guardare e nell’ascesa al Passo Radici un gruppo di corridori, che comprende tra gli altri il 26enne spagnolo Josè Manuel Fuente e gli italiani Farisato, Bellini e Cavalcanti, va in fuga arrivando al Gp della Montagna con 2’10 di vantaggio sul gruppo.
Sembra la classica fuga destinata a concludersi, ma alla fine della discesa i fuggitivi sono diventati dieci e il distacco è più o meno immutato. Il tutto si decide sulla salita finale verso Pian del Falco dove avviene l’ultima selezione. Restano al comando solo Fuente e Farisato e lo spagnolo, a 500 metri dal traguardo, stacca il compagno di fuga andando a cogliere il suo primo successo di tappa al Giro davanti ai tifosi delusi che attendevano Gimondi e Bitossi. Alla fine il Giro sarà vinto dal carneade svedese Gosta Petterson, mentre Fuente, l’anno successivo, si toglierà la soddisfazione di contendere la maglia rosa nientemeno che al “Cannibale” Eddy Merckx. Lo scalatore spagnolo continuò con alterne fortune fino al 1976, firmando grandi imprese in montagna al Giro, al Tour e soprattutto alla Vuelta, che vinse due volte, nel 1972 e ‘74.
di Giovanni Botti



